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Giro in Gravel

went gravel riding

June 28, 2026

Giro in Gravel

03:56

64.5km

16.4km/h

48.6km/h

680m

690m

Garmin Edge 530

LA PEDALATA EROICOMICA DI DUE PAZZI CHE SFIDANO IL SOLE

Ore 5:00.
Roma dorme.
Le strade sono vuote, i lampioni ancora accesi, e noi due siamo già lì, bardati come due cavalieri medievali pronti a partire per una missione che nessuno ha chiesto.
Seduti sulle bici, immobili, ad aspettare che il sole nasca.
La follia dei ciclisti: svegliarsi quando anche i fantasmi stanno rientrando a casa e dire “Dai, facciamo un giretto tranquillo”.
Alle 5:45 si parte davvero.
Aria fresca, silenzio, un po’ di sonno che ci morde le caviglie, ma tutto sommato ci sentiamo quasi dei poeti del pedale.
Pedaliamo verso Formello con la convinzione che il mondo sia un posto buono, che la vita sia semplice, che la bici sia una carezza.
Arriviamo al bar di Formello come due eroi del fresco mattutino.
Parcheggiamo le bici, entriamo, ordiniamo il caffè.
E lì… il momento fatale.
Cominciamo a chiacchierare con il tizio del bar.
Cinque minuti.
Cinque.
Ma cinque minuti che cambiano il destino di una pedalata.
Perché quando usciamo…
BOOM.
Il sole della Madonna.
Un’esplosione termica.
Un salto dimensionale.
Prima eravamo a Formello, dopo eravamo nel Nucleo Solare Centrale.
E soprattutto:
ci siamo dimenticati di prendere l’acqua.
Come due pirla.
Due pirla felici, ma pur sempre pirla.
Ripartiamo, imbocchiamo la Giustiniana, e dopo pochi metri arriva la consapevolezza:
“Ragazzi… non abbiamo acqua.”
Non “poca”.
Non “quasi finita”.
No.
ZERO.
Da quel momento diventiamo due creature mitologiche che avanzano senza liquidi nel corpo.
Siamo sudati tutto:
il sudore, l’acqua del battesimo, la crema solare di stamattina…
non è rimasto più niente dentro di noi.
Eravamo praticamente due crostini secchi che pedalavano.
Arriviamo all’imbocco della Trionfale come se avessimo attraversato il deserto del Gobi.
La fontanella lì vicino non era una fontanella: era un’apparizione mistica.
Un miracolo.
Un’oasi.
Un “ce l’abbiamo fatta, siamo vivi”.
Casal del Marmo è la prova finale:
Traffico impazzito, macchine che corrono come se stessero scappando da un’apocalisse, gente che sembra uscita da un videogioco, e un sole che ci guarda dall’alto dicendo: “Adesso vi finisco”.
E noi lì, a pedalare come due crocchette fritte, sciogliendoci metro dopo metro, con la pelle che sfrigola e la mente che dice: “Ma perché?”.
L’ultimo tratto verso casa è un’epopea:
Roma sveglia, noi cotti, il traffico che ci avvolge come un incubo, il sole che picchia senza pietà.
Ogni semaforo è una tortura.
Ogni macchina un nemico.
Ogni metro un atto di fede.
Ma alla fine arriviamo.
Sudati? No.
Disidratati a livello fossile.
Due ciclisti bolliti, ma con il sorriso di chi ha fatto qualcosa di folle e bellissimo.
Perché la bici è così:
Ti massacra, ti cuoce, ti prende in giro, ti tradisce col caldo, ti fa uscire alle 5 del mattino come un pazzo…
Ma poi ti regala quella sensazione epica che nessun altro sport sa dare.
Una pedalata come tante, sì.
Ma con quel pizzico di eroicomica follia che solo chi pedala può capire

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