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Attraversando l Alta via dei Colli Euganei

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Attraversando l Alta via dei Colli Euganei

went for a hike

October 4, 2026 at 08:26

Attraversando l Alta via dei Colli Euganei

02:09

10.4km

4.8km/h

250m

250m

La partenza è alle 7.30, quando il giorno è ancora giovane e l’aria conserva quella freschezza che invita a mettersi in cammino. Ma prima di partire c’è un rito al quale non si può rinunciare: la colazione. Una pasticceria, il profumo del caffè, una brioche e un cappuccino. Il modo migliore per iniziare una giornata all’aperto, concedendosi qualche minuto di lentezza prima di lasciare la strada e immergersi nei sentieri.
Verso le nove facciamo una prima deviazione a Galzignano Terme. Qui troviamo un piccolo raduno di auto d’epoca: carrozzerie lucide, cromature, forme eleganti e un po’ malinconiche che sembrano arrivate da un’altra epoca. Ci fermiamo a guardarle.
C’è qualcosa di affascinante nelle auto d’epoca. Sono fotografie tridimensionali di un tempo che non esiste più. Le loro linee raccontano un’idea diversa di viaggio, di eleganza, persino di vita. Guardandole, viene spontaneo immaginare le strade che hanno percorso, le persone che hanno trasportato, le estati e gli inverni che hanno attraversato. Poi lasciamo Galzignano e ci dirigiamo verso i Colli Euganei. È qui che comincia davvero la nostra giornata. Imbocchiamo l’Alta Via dei Colli Euganei e, passo dopo passo, il paesaggio urbano scompare. Rimangono i boschi, i pendii, il silenzio interrotto soltanto dal rumore dei nostri passi e dal vento tra le foglie.
Il sole, intanto, sembra essersi confuso con il calendario. È un sole quasi estivo, quello delle giornate di giugno: caldo, luminoso, generoso. Filtra attraverso i rami e disegna chiazze di luce sul sentiero. L’aria profuma di vegetazione e terra, mentre la salita rende ogni passo più consapevole.
Camminare sui colli significa anche cambiare continuamente prospettiva. A ogni curva il paesaggio si apre e poi si richiude, lasciando intravedere nuovi scorci. E più si sale, più si ha la sensazione di allontanarsi dal resto del mondo. La meta è Villa Beatrice d’Este, sul Monte Gemola. La villa appare quasi come una presenza fuori dal tempo. Oggi ospita un museo, ma la sua storia affonda le radici nel Medioevo e nella figura di Beatrice I d’Este, nobildonna che lasciò la vita di corte per ritirarsi in questo luogo e dedicarsi alla vita religiosa.
Entrare nella villa significa, per qualche momento, interrompere il ritmo della camminata e lasciarsi attraversare dalla storia.
Le stanze, le testimonianze e gli oggetti custoditi nel museo raccontano un mondo lontano, ma non del tutto perduto. Fuori, la natura continua il suo corso; dentro, il tempo sembra essersi fermato.
È curioso pensare che, secoli fa, qualcuno abbia guardato da queste stesse alture lo stesso paesaggio che oggi guardiamo noi. Sono cambiate le persone, le strade, il modo di vivere. Ma le colline sono ancora qui.
Usciamo dalla villa e riprendiamo il sentiero. La parte finale della camminata ha un sapore diverso. La meta è stata raggiunta, la salita è ormai alle spalle e il passo diventa più rilassato. La luce del sole accompagna il percorso mentre lentamente ci avviciniamo alla conclusione.
E quando finalmente termina la camminata, arriva la ricompensa più semplice e più attesa: il pranzo.
Dopo tante ore all’aria aperta, sedersi a tavola ha un significato diverso. La fame è autentica, la stanchezza piacevole. Si mangia, si raccontano i momenti della giornata, si ripercorrono con le parole i sentieri appena attraversati. È come se il pranzo raccogliesse tutto ciò che è successo prima e gli desse una conclusione. Poi è già tempo di rientrare. Verso le quattro siamo sulla strada di casa. Nel corpo rimane la stanchezza della camminata, ma nella mente si sono accumulate immagini: le auto d’epoca di Galzignano, la luce quasi estiva sui sentieri, il silenzio dei boschi, la villa sul monte e la storia di Beatrice d’Este. Forse è questo che rende speciali certe giornate: non la singola destinazione, ma il modo in cui ogni momento si lega al successivo, come una pellicola fatta di immagini diverse. E mentre i Colli Euganei lentamente scompaiono nello specchietto, resta la luce di quel sole che sembrava arrivato da giugno.
Una luce che, a fine giornata, non illumina più il paesaggio. Illumina il ricordo.

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