About Loris
Dalla Via degli Dei alla Via dell’Acqua, ho imparato che non è solo una questione di chilometri. La Via dell’Acqua in particolare, da Foligno a Roma, seguendo il fluire tranquillo del Topino, l’energia del Nera e la maestosità del Tevere, si è rivelato un viaggio nel viaggio. Ogni tratto era un piccolo mondo: luci che si riflettevano sull’acqua, silenzi interrotti solo dalle ruote sulla ghiaia, borghi che spuntavano come promesse lungo il cammino.
E poi, metro dopo metro, il traguardo che cresceva dentro di me prima ancora che davanti agli occhi. Finché, all’ultima pedalata, eccolo lì: il Colosseo. Imponente, eterno, pronto ad accogliere un’altra storia, la mia.
727 km
53:53 h
Recent Activity
- Ivamtb 🚴🚶🇮🇹🇪🇺December 24, 2025
@Loris A beautiful harvest that touches the heart 💓 of pure bikers 🚴... who don't need super-technological bikes to savor the scent of the woods.
Bye, happy riding ☀️🚴
MERRY CHRISTMAS 🎄🎅
Translated by Google •
- LorisNovember 16, 2025
"How boring, how boring, how boring, how boring": the famous catchphrase from the Italian sitcom Casa Vianello. Yet, who said that retracing the same route, only changing the villages, towns, or cities you arrive at, has to lead to boredom?
In autumn, every place is adorned with colors that seem painted
Translated by Google •
Loris went gravel riding.
5 days ago
Ultimamente mi accorgo che i miei giri in bici iniziano sempre quando il giorno è già in discesa. Anche oggi è stato così. La mia testardaggine aveva deciso: Camposampiero, il Santuario del Noce, luogo legato alla presenza di Sant’Antonio di Padova. Sapevo che partire alle 13.30 significava affidarsi a un sole già stanco, destinato a salutarmi intorno alle 17, mentre io sarei stato ancora lontano da casa. Accettai il patto, senza discutere. Durante l’andata, la luce del tardo pomeriggio fu un regalo inatteso. Una luce morbida, obliqua, capace di trasformare ogni cosa. Con l’immancabile reflex immortalai ruderi silenziosi, prati attraversati da giochi di colore che parevano riflettere il ricordo di un arcobaleno appena svanito, ponti sospesi nel tempo. Vecchie rimesse dimenticate,un tempo rifugi di mezzi e ordini, ora erano superfici ferite, imbrattate da mani frettolose, vandalismi senza voce né visione. Arrivai a Camposampiero intorno alle 16. Il tempo di visitare il Santuario, di camminare per le strade della città che aveva ospitato il Santo, di concedermi un caffè. Alle 16.15, i raggi bassi del sole confermavano ciò che già sapevo: il ritorno sarebbe stato un dialogo con il buio. Eppure, proprio lì, nel bicchiere mezzo pieno di quel rientro illuminato solo dai fanali della bici, arrivò la sorpresa più grande. Pedalando tra sentieri scuri e silenziosi, mi trovai davanti il Sacello di San Pietro: le luminarie natalizie lo avvolgevano di una luce calda e irreale, tanto da farlo sembrare un affresco emerso dalla notte. Rientrai a casa infreddolito, con le mani intorpidite, ma profondamente soddisfatto. Era stata un’altra piccola avventura, di quelle che iniziano per testardaggine e finiscono per gratitudine.
03:25
63.9km
18.8km/h
240m
240m
Loris went gravel riding.
7 days ago
Questo giro nacque da un'immagine. Stavo riordinando vecchi opuscoli raccolti qua e là in giro per l’Italia, ricordi di strade percorse e luoghi solo sfiorati, quando tra le mani mi capitò quello delle mura di Castelfranco Veneto. Rimasi a fissarlo per qualche istante, come se stesse aspettando proprio quel momento. Fu sufficiente alzare lo sguardo verso un cielo limpido e sentire addosso il peso di qualche panettone di troppo, rimasto in eredità dal Natale, per decidere. In pochi minuti ero pronto: bici, zaino e, come sempre, il mirino della reflex, compagno silenzioso di ogni partenza: a volte serve solo sapere che è lì. Pedalare, per me, significa cercare strade che non abbiano fretta. Evito le vie trafficate, dove le auto sfrecciano indifferenti, trasformando statali e provinciali in piste di decollo. Preferisco perdermi tra stradine secondarie, sentieri di campagna, angoli che sembrano fatti apposta per chi viaggia piano. Così passai accanto al sacello di San Pietro, a Villa Caprera, a case isolate che sembravano appartenere più al ricordo che al presente. Ogni colpo di pedale toglieva qualcosa di superfluo, fino a quando una grande rotonda mi annunciò che ero arrivato alle porte di Castelfranco Veneto. La ciclabile mi accolse dolcemente: fluida, quasi invitante. Scese in un sottopasso dove i murales, con i loro colori accesi, sembravano dare il benvenuto a chi entrava. Ogni metro mi avvicinava alle mura, e con esse a una storia fatta di difese, di confini, di vite passate. Dentro la cittadella l’aria era diversa. C’era movimento, un continuo andare di persone che approfittavano del giorno di festa per passeggiare senza meta, osservando vetrine chiuse che, paradossalmente, sembravano sorridere più del solito. Tra queste, una libreria catturò il mio sguardo: un albero di Natale fatto di libri e luci. Il contrasto tra i colori caldi e il buio che avanzava lentamente mi colpì come una piccola rivelazione. Fu quello il segnale. Scattai le ultime immagini, poi voltai la bici verso casa. Le mura, avvolte dall’ombra, sembravano trattenere segreti antichi e nuovi, storie mai del tutto raccontate. Me ne andai con la sensazione di averne ascoltata solo una parte, abbastanza però da rendere quel giro, nato da un'immagine di un opuscolo, uno di quelli che restano.
02:17
40.1km
17.5km/h
160m
160m
Loris went gravel riding.
December 21, 2025
Ci sono luoghi che tornano a chiamarti in silenzio. Non dopo anni, ma dopo poche settimane. Lo fanno senza fretta, come se sapessero che prima o poi risponderai. È la sensazione di aver lasciato qualcosa indietro, sospeso tra una curva e un ricordo. Oggi quel richiamo l’ho sentito chiaramente. La luce era quella giusta per tornare in quel borgo sospeso nel tempo: Asolo. Partii un po’ prima del solito, ma sempre tardi per un giro che, tra andata e ritorno, mi avrebbe portato via più o meno due ore e mezza. Ma non importava. Certe partenze non obbediscono all’orologio, ma a una necessità più sottile. Pedalata dopo pedalata, cresceva la sensazione che lassù, su quella collina baciata dal sole, qualcuno, o qualcosa , mi stesse aspettando. Era un’attesa semplice, concreta: un pezzo di dolce assaggiato l’ultima volta, rimasto inciso nella memoria più di molte parole. Sapevo, senza davvero pensarci, che sarebbe stato lui a ripagare la fatica, a rimettere ordine tra le energie spese per arrivare fin lassù. Nei miei giri in gravel per l’Italia, il tiramisù è spesso diventato il sigillo finale di ogni scoperta gastronomica, il dettaglio capace di dare un senso pieno al viaggio. Anche ad Asolo, quel ricordo continuava a guidarmi, quasi fosse una promessa. Quando entrai nel borgo, il richiamo si fece più forte. Le aspettative, a volte, sanno essere pericolose, ma non questa volta. Quel dolce era esattamente come lo ricordavo. Un piccolo premio, semplice e perfetto, che ci restituì la giusta carica per affrontare la strada del ritorno. Ripartimmo mentre il sole cominciava a scendere, lasciando dietro di noi il borgo e portando con noi ciò che, finalmente, non era più rimasto in sospeso.
02:32
43.1km
17.0km/h
310m
270m
Loris went mountain biking.
December 20, 2025
La giornata era cominciata con una promessa mancata. Dicembre offriva una temperatura insolitamente mite, una di quelle che invitano a uscire con la bici e la Reflex, ma io avevo già deciso diversamente. Il divano mi aspettava, silenzioso e convincente. Mancava solo qualcosa da sgranocchiare e il pomeriggio sarebbe passato senza lasciare traccia. Scendendo al piano terra per andare in dispensa, incrociai però il manubrio della mia vecchia MTB. Spuntava dal dietro di un vecchio scaffale come un segnale lasciato apposta per me. Era la bici delle ultime avventure negli Appennini, quella che conosceva la fatica, il rumore dei freni a tamburo sulle discese sconnesse, il fiato corto e le gambe dure. Mi fermai un istante. Bastò quello. Il dubbio durò poco. In pochi minuti ero già in sella, chiuso nel telaio in alluminio che rendeva la bici leggera e pronta. Il vento freddo di dicembre mi colpì il viso mentre riprendevo a pedalare, senza una meta precisa, lasciando che fosse la strada a decidere. Attraversai sentieri di campagna, fabbriche ed edifici dismessi, piazze di paese sospese tra architetture vecchie e nuove, depositi di trattori e strade secondarie. Pedalavo e basta, ritrovando un ritmo che non avevo bisogno di cercare, fintantochè passai davanti a un bar. Le luci calde di un albero di Natale mi richiamarono al suo interno. Una simpatica barista mi portò una bevanda calda e, tra una parola e l’altra, il buio calò ormai il sipario sulla giornata. Ritornai a casa mentre le luci della mia bici si confondevano con i decori natalizi lungo le strade. E al mio rientro, la mia vecchia compagna di viaggio sembrò suggerirmi che, per una nuova pedalata, lei sarebbe stata presente. Come sempre.
01:59
30.9km
15.6km/h
160m
150m
Loris went for a hike.
December 14, 2025
La giornata era già promessa nel buio delle 6.30 del mattino, quando partimmo. La notte avvolgeva ancora il cielo, ma stelle e luna stavano lentamente cedendo il passo al sole, che da lì a poco avrebbe fatto capolino oltre le cime. Tutto sembrava sospeso, in attesa. L’auto scivolava silenziosa lungo la statale in direzione nord. Passo Rolle e Baita Segantini erano il primo pensiero, il primo obiettivo, il punto da cui avremmo dato inizio al cammino verso l’alta Val Venegia. Un itinerario abbozzato la sera prima, come spesso accade quando il desiderio di montagna precede il riposo. Arrivati al parcheggio del Passo Rolle, il freddo ci accolse senza troppi complimenti. Non era un freddo ostile, piuttosto quello tipico dell’inverno in quota: pungente, ma sincero. Bastarono pochi minuti per prendere confidenza con la temperatura, indossare gli zaini e muovere i primi passi lungo la strada-sentiero innevata. La neve, compatta e praticabile, accompagnava il nostro avanzare verso la Baita, lassù, a 2200 metri. Quando finalmente arrivammo, lo spettacolo ripagò ogni sforzo. Il lago giaceva immobile, ghiacciato e coperto da un manto di neve fresca, mentre la Baita Segantini, chiusa per l’inverno, sembrava custodire i ricordi di stagioni più vive. Pareva quasi di sentire l’eco lontana delle voci estive, dei passi affrettati, del brusio di chi cercava refrigerio tra queste montagne. Dopo una breve sosta, giusto il tempo di riprendere fiato e lasciar correre lo sguardo, ci rimettemmo in cammino verso la Val Venegia. Qui il paesaggio si apriva senza riserve, ai confini delle Pale di San Martino, dove le Dolomiti si mostrano nella loro forma più austera e grandiosa. Il silenzio diventava compagno di viaggio, rotto soltanto dallo scricchiolio ritmico della neve sotto i nostri passi. Il punto di arrivo fu Malga Venegiota. Lì, immersi in un’atmosfera quasi irreale, ci sentimmo piccoli davanti alla maestosità delle montagne, eppure profondamente parte di quel luogo. Nessuna fretta, nessun rumore superfluo: solo il tempo che scorreva lento, come dovrebbe fare sempre. Il ritorno seguì lo stesso percorso dell’andata, ma con uno sguardo diverso. Le immagini si fissavano nella memoria, una dopo l’altra. All’arrivo all’auto, un velo di malinconia ci avvolse tutti, mescolato però a una sensazione piena, autentica. Quella che resta quando una giornata in montagna riesce davvero a lasciare il segno.
03:56
15.2km
3.9km/h
580m
580m
Loris went gravel riding.
December 13, 2025
Oggi mi sentivo carico. Non era una sensazione scontata, dopo una settimana di lavoro che aveva lasciato addosso stanchezza e pensieri. Eppure, mentre preparavo l’occorrente, capii che quella determinazione non mi avrebbe lasciato scelta: il Maglio di Pagnano d’Asolo mi stava aspettando. In pochi istanti ero in sella alla gravel. Le ruote iniziarono a scorrere sull’asfalto e poi sul sentiero, mentre il sole del pomeriggio, basso ma ancora caldo, accarezzava la strada. La luce era quella giusta, morbida, quasi gentile. Illuminava il percorso, i campi, e persino le decorazioni natalizie apparse qua e là lungo i sentieri, come piccoli segnali di festa in mezzo alla quiete. Tutto sembrava al posto giusto. I chilometri scorrevano senza fretta. Al km 21, la luce radente disegnava ombre lunghe sulla collina; il castello era lì, davanti ai miei occhi. Bastava guardarlo per capire che la meta era vicina. Sapevo che di lì a poco avrei raggiunto il Maglio, e con esso la sua storia fatta di acqua, ferro e lavoro. Quando ci arrivai, la sensazione fu quella di aver guadagnato ogni metro percorso. Ma il richiamo di Asolo era più forte di qualsiasi stanchezza. La salita si presentò senza timidezza, e io risposi con il ritmo giusto: una pedalata dopo l’altra, i rapporti che scorrevano fluidi, il respiro che trovava il suo equilibrio. Le gambe, sorprendentemente, tenevano. Poi Asolo. L’ingresso nel borgo fu come varcare una soglia invisibile. Le pietre, le vie strette, le facciate silenziose: sembrava di essere stati catapultati in un’altra epoca. Il tempo, lì dentro, perse consistenza. Camminava lento, o forse si fermava del tutto. Me ne accorsi solo quando le campane suonarono le 16:30, riportandomi bruscamente al presente. Fu il segnale che era ora di ripartire. Un arrivederci, non un addio. Il buio stava arrivando, il freddo iniziava a farsi sentire e la strada di ritorno non sarebbe stata breve. Rimontai in sella con quella sensazione rara di pienezza: stanco, sì, ma nel modo giusto. Quello che ti fa sentire esattamente dove dovresti essere.
02:17
45.9km
20.2km/h
300m
310m
Loris went gravel riding.
December 8, 2025
I quindici gradi di questo pomeriggio mi hanno colto di sorpresa, quasi richiamandomi fuori di casa. In un attimo ho preparato la bici, anche se i raggi bassi del sole mi avvertivano che forse era già tardi per mettermi alla ricerca delle origini del Muson dei Sassi. In pochi minuti avevo già lo zaino in spalla, la boraccia piena e la mia inseparabile Reflex pronta a catturare ogni scorcio. Mi sono avviato lungo strade secondarie di campagna, tra trattori che avanzavano lenti e contadini al lavoro nonostante il giorno di festa. A Loria ho imboccato il sentiero verso nord, con il Monte Grappa che sembrava accompagnare ogni mia pedalata, come una guida silenziosa che indica la direzione. La luce radente del tardo pomeriggio trasformava il sentiero in una tavolozza di colori caldi, tanto che mi sono fermato più volte. Il mirino della Reflex pareva quello di un cecchino affamato d’immagini: ogni sfumatura, ogni ombra, ogni gioco di luce chiedeva di essere immortalato. Pedalando verso nord, all’orizzonte si alzava la sagoma del castello di Asolo, richiamo maestoso che sembrava invitarmi ad avvicinarmi ancora. Il sole alle mie spalle, ormai basso, diffondeva tonalità blu e viola e lasciava filtrare rosso e arancione, dipingendo i campi e allungando la mia ombra in modo sempre più netto. In quel silenzio dorato ho capito che non sarei arrivato alle origini del Muson: il giorno stava scivolando via. Ma non me ne sono rammaricato. Anzi, ho pensato che sarebbe un ottimo motivo per tornare, per concedermi un’altra pedalata tra le pendici dei Colli Asolani e per catturare quelle immagini che oggi mi sono sfuggite, lasciate apposta lì, in attesa del mio prossimo passaggio.
02:00
39.4km
19.7km/h
160m
150m
Loris went gravel riding.
December 6, 2025
Il tragitto nacque davvero per caso. Non avevo programmato nulla, se non il desiderio un po’ ostinato di ritrovare l’itinerario turistico “Sui Sentieri degli Ezzelini”, lungo il Muson, dove l’ultima volta avevo percorso solo un tratto. Così mi affidai alla voce neutra di Google Maps e, ancora di più, al mio istinto di deviare ogni volta che una strada secondaria sembrava promettere qualcosa. Fu così che mi ritrovai a serpeggiare tra campagne silenziose, dove le coltivazioni di abeti natalizi si stendevano come eserciti ordinati, pronti a colorare l’inverno di migliaia di salotti. La luce radente del sole autunnale scivolava sui campi, esaltando i verdi più profondi e i gialli più timidi, come se ogni scorcio volesse imprimersi nella memoria. A forza di vagare, inevitabilmente, arrivò il desiderio di una pausa. Un bar comparve quasi all’improvviso. Un’oasi calda nel freddo che pungolava l’aria. Entrai, e una bevanda fumante fece il resto: fu la ciliegina sulla torta di quel piccolo viaggio improvvisato, riportando lentamente il corpo — e forse anche i pensieri — alla loro temperatura naturale.
02:03
37.2km
18.1km/h
160m
160m
Loris went gravel riding.
November 23, 2025
L' aria pungente come una lama di luce che trapassa i colori delle foglie autunnali, lungo il sentiero degli Ezzelini, dove il torrente Muson mi accompagna in questo sentiero irto di spunti fotografici...Ma che fare? Pedalare e lasciarsi alle spalle il rigido freddo penetrante, o fermarsi e tentare di abbozzare qualche immagine dai sette canonici colori dell'arcobaleno? Il Freddo mi appanna la vista, e all'orizzonte mi sembra di intravedere un miraggio: Un oasi lungo il percorso in un Bar di "fresca apertura". Una bevanda calda mi permette di ristabilire le giuste temperature corporee, ed il sole al suo saluto nel tramonto mi suggerisce di riprendere la strada verso casa... 🍀📷🍀
01:31
31.8km
21.0km/h
90m
90m
A poet 👏👏💯💯
Translated by Google •
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