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Andrea Tonegato went for a bike ride
August 29, 2026 at 14:57
01:39
30.4km
18.5km/h
26.6km/h
70m
70m
PREGANZIOL - MONUMENTO AL REGG. GENIO FERROVIERI
Giretto pomeridiano da Treviso a Mogliano Veneto passando per Preganziol, dove appunto si trova il monumento che volevo vedere.
Polar Beat, con sensore Polar H10 che rimane il gold standard per il rilievo dell'HR, mi dà 458 kcal in 2 ore esatte. Il percorso è di 32 km (sulla traccia Komoot manca il primo chilometro e mezzo, per mia distrazione, ma è irrilevante).
E così, partito verso le 16, pedalando verso Preganziol, arrivo alla stazione e stavolta mi fermo.
Ci sono passato altre volte, come capita con i luoghi vicini a casa: li si guarda senza guardarli davvero. Oggi invece appoggio la bicicletta e mi avvicino a quel monumento bianco che campeggia davanti alla stazione. Una grande stele di marmo, lo stemma del Reggimento Genio Ferrovieri, una ruota ferroviaria (che poi, per amor di precisione, è una porzione di assile). Pochi elementi, ma scelti in modo tale che per comprenderli bisogna raccontare una storia lunga più di un secolo.
È la storia di una specialità singolare dell'Esercito italiano: soldati e ferrovieri insieme.
Le sue origini risalgono al 1873, quando a Torino venne costituita la Brigata Ferrovieri del Genio. L'idea era semplice solo in apparenza: un esercito moderno aveva bisogno delle ferrovie, ma in guerra le ferrovie potevano essere distrutte. Occorrevano quindi uomini capaci non soltanto di combattere, ma di costruire e ricostruire binari e ponti, ripristinare linee interrotte e, quando necessario, farle funzionare.
Nel 1910 nacque il Reggimento Ferrovieri del Genio. Durante la Grande Guerra i suoi uomini costruirono e ripristinarono linee, ponti e centinaia di chilometri di ferrovie a scartamento ridotto. Ma sarebbe sbagliato pensare che la loro storia appartenga soltanto alla guerra.
Il Genio Ferrovieri è intervenuto anche quando a distruggere non erano gli eserciti, ma terremoti, alluvioni e altre catastrofi.
Una data, soprattutto, merita di essere ricordata qui: 9 ottobre 1963.
È la notte del Vajont. Longarone viene travolta. Strade, ponti e ferrovia sono devastati e una popolazione sconvolta rischia anche l'isolamento. Tra coloro che intervengono ci sono i Ferrovieri del Genio, impegnati nel ripristino della Belluno-Calalzo, per riaprire quella via indispensabile all'arrivo dei soccorsi. Più di sessant'anni dopo, proprio durante l'inaugurazione del monumento davanti al quale mi trovo, Longarone ha annunciato la concessione della cittadinanza onoraria al Reggimento.
E allora mi chiedo: perché questo monumento proprio qui, davanti alla piccola stazione di Preganziol?
Perché dal 2015 questa stazione è la sede nazionale dell'Associazione Nazionale Ferrovieri del Genio. con tanto di museo e biblioteca. Un luogo ferroviario che rischiava di perdere progressivamente la propria funzione è diventato così un luogo della memoria ferroviaria.
Da qui, qualche anno fa, è nata anche un'idea: perché una specialità con una storia simile non doveva avere un proprio monumento nazionale?
E così, il 5 dicembre 2025, in occasione delle celebrazioni di Santa Barbara, patrona dell'Arma del Genio, il monumento è stato scoperto davanti a ex ferrovieri, militari in servizio e autorità civili e militari.
È stato presentato come il primo monumento in Italia dedicato specificamente ai Ferrovieri del Genio.
Mi avvicino ancora un po' al marmo e, quasi nascosta in basso, trovo una piccola targhetta. È uno di quei particolari che probabilmente quasi tutti ignorano.
Dice chi ha materialmente trasformato il progetto in pietra:
JAMES & FRANCES LAB – BOLOGNA.
È un laboratorio artigianale bolognese specializzato nella lavorazione della pietra e del marmo e nel restauro artistico di marmo e bronzo, che realizza anche lapidi e monumenti. Una curiosità che rende il collegamento ancora più interessante: la stessa azienda ha lavorato anche per il Reggimento Genio Ferrovieri, che ha sede a Castel Maggiore, alle porte di Bologna.
Non sono riuscito invece a ricostruire con certezza chi abbia sostenuto materialmente la spesa dell'opera e quanto sia costata. E preferisco lasciare un punto interrogativo piuttosto che trasformare un'ipotesi in una notizia.
Risalgo sulla bici.
Mi resta però una considerazione. Un monumento può sembrare semplicemente un pezzo di marmo messo in una piazza. Finché non ci si ferma.
Poi scopri che quella ruota racconta di uomini che per oltre centocinquant'anni hanno costruito ferrovie, rialzato ponti, riaperto linee distrutte dalla guerra e dalle calamità e, qualche volta, hanno permesso a un treno di arrivare proprio dove in quel momento ce n'era più bisogno.
E tutto questo oggi è raccontato davanti a una piccola stazione della provincia di Treviso.
A volte basta scendere dalla bicicletta e avvicinarsi di qualche metro per scoprire quanta storia abbiamo sotto casa.
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