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Da Civitanova Marche a San Benedetto del Tronto

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Da Civitanova Marche a San Benedetto del Tronto

went gravel riding

4 days ago

Da Civitanova Marche a San Benedetto del Tronto

03:25

51.5km

15.1km/h

225.1km/h

260m

260m

Il programma era semplice: percorrere quel tratto della Ciclovia Adriatica che da Civitanova Marche conduce a Giulianova, l'inizio di quel lungo viaggio che, l'anno scorso, ci aveva accompagnati fino ai confini della Puglia. Questa volta, però, l'avrei fatta in solitaria. La bicicletta, quando diventa compagna di viaggio solitaria, sa essere severa: ti mette di fronte ai tuoi limiti e, allo stesso tempo, ti spinge a superarli. La meta era lì, nitida nella mente, quasi un richiamo costante. Si chiamava Giulianova. Eppure la giornata precedente, con il tratto da Porto Recanati a Civitanova Marche, non aveva lasciato presagire nulla di buono. Nonostante tutto partii con lo stesso entusiasmo di sempre, quella sottile euforia che accompagna ogni nuova avventura e che, almeno per qualche chilometro, riesce a mettere a tacere ogni dubbio. A Civitanova la ciclabile sembrava mantenere le promesse. Le indicazioni della Ciclovia Adriatica comparivano puntuali, come una mano sicura pronta a guidarmi nella direzione giusta. Per un attimo pensai che il percorso sarebbe finalmente filato liscio. Ma il viaggio, spesso, ama smentire le certezze. Due ciclisti che arrivavano in senso opposto iniziarono a gesticolare con decisione. «No!», gridò uno di loro mentre rallentava appena. «Le indicazioni ci sono... ma si sono dimenticati di costruire il ponte. Bisogna attraversare la Statale.» Quelle parole continuarono ad accompagnarmi anche dopo che li vidi allontanarsi, dissolvendosi all'orizzonte con il ritmo regolare delle loro pedalate.
La Statale è sempre un banco di prova. Ogni volta la affronto con la stessa tensione, con quella sottile inquietudine che nasce dalla consapevolezza di quanto fragile possa essere una bicicletta accanto al traffico veloce. Cercai di attraversarla e percorrerla con la massima concentrazione, senza concedere spazio alla distrazione, finché la ciclabile tornò ad accogliermi e a ricondurmi verso il mare.
Da lì il percorso continuò come un dialogo continuo tra bellezza e contraddizioni: lunghi tratti protetti si alternavano alla Statale, mentre comparivano perfino divieti alle biciclette proprio lungo quella costa che avrebbe dovuto appartenere anche a chi la percorre lentamente. Pedalando raggiunsi Marina Palmense.
Era il momento di fermarsi. Mentre mi concedevo una breve pausa, un altro ciclista si avvicinò. Bastarono poche parole perché mi suggerisse una deviazione verso Torre di Palme.
Accettai senza esitazione. C'è qualcosa che mi spinge sempre fuori dal percorso prestabilito: la curiosità, il desiderio di scoprire, la ricerca di quella fotografia che ancora non esiste.
E Torre di Palme seppe ripagare quella scelta. Un borgo sospeso tra cielo e mare, fatto di pietra, silenzi e vicoli che raccontano il tempo senza bisogno di parole. Luoghi così non si visitano soltanto: si attraversano lentamente, lasciando che siano i dettagli, gli scorci improvvisi e le storie custodite tra le mura a imprimersi nella memoria. Quando tornai in sella, le lancette dell'orologio correvano più veloci delle mie gambe. Giulianova, ormai, apparteneva a un'altra giornata. Fu così che San Benedetto del Tronto divenne il naturale punto d'arrivo di questa tappa. Non la meta che avevo immaginato al mattino, ma quella che il viaggio aveva scelto per me.
In fondo è proprio questo il privilegio del viaggiare in bicicletta: partire inseguendo una destinazione e scoprire, chilometro dopo chilometro, che il vero viaggio prende forma negli imprevisti, nelle deviazioni e negli incontri casuali. Perché, a volte, basta una breve conversazione tra due sconosciuti per cambiare la strada. E, insieme alla strada, anche il ricordo che porterai con te.

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