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Monte Sibilla (2137 m) via normale da Rifugio Sibilla (sentiero CAI 155)
Monte Sibilla (2137 m) via normale da Rifugio Sibilla (sentiero CAI 155)
Micky Sala and Nicoló Serrapica went for a hike
August 19, 2026 at 09:34
01:57
8.15km
4.2km/h
600m
600m
Il monte Sibilla dà il nome all’intero gruppo dei Monti Sibillini ed è noto per la cosiddetta Grotta della Sibilla, una caverna ricavata nella roccia nei pressi della sua vetta che pare scendesse per parecchi metri nella montagna in una serie di "stanze" e cunicoli. La grotta era punto di accesso, secondo un’antica leggenda medievale, al regno sotterraneo paradisiaco della regina Sibilla o Sibilla Appenninica, una maga, incantatrice e veggente che vi dimorava con una corte di dame (identificate dalla tradizione popolare come "fate"), che possedeva conoscenze soprannaturali e poteva fornire vaticini e rivelazioni a chi la interrogasse. Nel Medioevo e nel Rinascimento la fama della Grotta della Sibilla attirava cavalieri erranti, nobili, letterati, curiosi, praticanti di magia/alchimia e persone interessate all’occulto da tutta Europa. I resti del vestibolo della grotta, crollata tra il 1953 e il 1968, dopo una lunga storia di spedizioni per ispezionarne le cavità, si raggiungono sul sentiero che porta alla cima del Monte, sul prato verso est del pianoro, superata la cosiddetta “Corona della Sibilla”, un bancone roccioso calciruditico alto oltre 5 metri che circonda la cima ad una quota di circa 2000 metri.
Il monte Sibilla si può raggiungere parcheggiando a Montemonaco e salendo con il servizio navetta a pagamento (la biglietteria è di fianco alla fermata del bus navetta) fino al Rifugio Sibilla (chiuso da tempo per ristrutturazione) e da lì parte il sentiero CAI 155.
L’escursione è molto panoramica e spettacolare, ci vuole un medio allenamento direi. La prima parte del sentiero, la prima mezz’ora circa, cioè fino alla cima del Monte Zampa, è un ghiaione calcareo assolato abbastanza ripido, dove regna indisturbato nella stagione estiva il bellissimo Eringio Ametistino (detto impropriamente "Cardo blu"), un fiore coriaceo tipico della zona dell'Appennino Centrale e Meridionale e in particolare dei pascoli aridi battuti dal sole e pietraie esposte specie di roccia calcarea. In primavera è di un colore verde-grigiastro ma in estate man mano che la fioritura avanza e l'esposizione al sole raggiunge il suo picco compare la sua tipica colorazione ametista blu-violetto. Si prosegue camminando lungo la panoramica e ariosa cresta erbosa del massiccio della Sibilla, con lo sguardo che spazia dalle Gole dell'Infernaccio e poi verso il Monte Vettore e la valle del Lago di Pilato. Ad agosto si soffre un po’ il caldo. In generale il sentiero è tutto al sole, sebbene ci sia un po' di vento, per cui meglio essere preparati con le adeguate riserve d’acqua se si fa d’estate. Non presenta particolari difficoltà tecniche o tratti esposti a parte una breve e facile salita attrezzata nell'ultimo tratto, ma si tratta di un passaggio su roccia aiutato da catene alto circa 5 metri che non richiede kit da ferrata ma passo un po’ sicuro e di non soffrire di vertigini. Il tratto serve appunto a superare il bancone di calcare che circonda il monte, la "Corona della Regina Sibilla".
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