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Emiliano "ElGriso" Grisostolo
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Tour del Cellina - tra argini e Magredi

Emiliano "ElGriso" Grisostolo
Completed activities

Tour del Cellina - tra argini e Magredi

went mountain biking

April 12, 2026

Tour del Cellina - tra argini e Magredi

02:18

50.1km

21.7km/h

45.1km/h

460m

470m

Il Tour del Cellina – tra argini e Magredi è un viaggio che inizia in un territorio ordinato e riconoscibile e, chilometro dopo chilometro, si trasforma in qualcosa di sempre più primordiale.
Da Maniago si pedala verso Montereale Valcellina. Il passaggio sul ponte di Ravedis segna l’inizio dell’avventura lungo la sponda destra del fiume Cellina. Lasciato il paese, la strada lascia spazio alla ghiaia e il Cellina inizia a farsi sentire con la sua presenza.
La discesa verso il greto introduce a un ambiente sorprendente. Il fiume è ovunque. Scorre sotto i piedi, nascosto tra strati di ghiaia chiara che riflettono la luce e amplificano la percezione dello spazio. Seguendo la sponda destra, si entra progressivamente in una dimensione più selvaggia, dove le tracce diventano piste e le piste diventano intuizioni.
Superata l’area del ponte Giulio, il paesaggio si apre verso i prati. Qui la natura si mostra in una forma solo apparentemente semplice: distese erbose mai arate, nate da un equilibrio delicato tra acqua e aridità. È il preludio al cuore dei Magredi.
Nel tratto tra Montereale Valcellina e San Leonardo, lungo le prime propaggini del greto del fiume Cellina, il paesaggio conserva le tracce discrete di un antico sistema idraulico. Qui l’uomo ha imparato nei secoli a dialogare con un fiume difficile, capace di scomparire sotto la ghiaia e riemergere più a valle.
Si incontrano resti di vecchi sbarramenti, opere semplici ma ingegnose realizzate in pietra e legname, utilizzate per deviare l’acqua verso canali irrigui. Queste derivazioni alimentavano una rete di rogge che portava l’acqua ai campi ai margini dei Magredi, rendendo fertile un territorio altrimenti arido.
Ancora oggi, tra la vegetazione e le linee del terreno, si intuiscono i segni di queste infrastrutture: tracciati rettilinei che interrompono la naturalità del paesaggio, piccoli argini, canali ormai asciutti. Sono presenze silenziose, quasi invisibili, ma raccontano una storia di adattamento e ingegno, in cui l’acqua, anche quando non si vede, resta l’elemento centrale che ha modellato questo territorio.
Poi accade qualcosa. Il territorio si svuota, si allarga, si fa essenziale. Si entra nella parte più autentica e selvaggia: una pianura ghiaiosa che sembra non finire mai, dove l’orizzonte è basso e lontano. Il Cellina si mostra nella sua dimensione più ampia, un nastro irregolare che disegna il paesaggio senza mai imporsi davvero. Qui lo sguardo abbraccia tutto: fiume, cielo, terra. A 360 gradi.
I Magredi sono un’anomalia geografica. Un ambiente steppico raro in Europa, nato dalla capacità dell’acqua di scomparire nel sottosuolo invece di restare in superficie. Il risultato è una terra arida ma viva, dove la vegetazione si adatta e resiste, e dove la fauna trova rifugio in un equilibrio fragile. La sensazione è quella di essere altrove: nelle steppe dell’Europa orientale, nelle distese della Patagonia, o in qualche regione remota dell’Asia centrale. Ma sei qui, nel cuore del Friuli.
Si percorre un sentiero sull’argine del fiume da cui la vista può spaziare verso l’infinito, a destra i Magredi più selvaggi, autentici, a sinistra il corso del Cellina, con la sua ghiaia bianca e accecante.
Poi si volta verso questa silenziosa distesa di sassi.
Attraversare il greto del Cellina è un’esperienza quasi simbolica. Non esiste una strada vera, solo una traccia sottile sulla mappa. La ghiaia scricchiola sotto le ruote, il paesaggio è aperto, totale. Si raggiunge così l’altra sponda, entrando in una dimensione ancora più isolata, dove il silenzio diventa protagonista assoluto.
Nel punto più a sud, la sensazione di lontananza è completa. Non ci sono riferimenti, non ci sono confini evidenti. Solo terra, luce e vento. È una delle poche situazioni in cui si può davvero percepire cosa significhi attraversare una “landa”.
Poi il percorso cambia direzione. Si risale lungo il fiume, mantenendo il contatto con il suo corso ma osservandolo da una prospettiva diversa. Il paesaggio resta aperto, ma qualcosa lentamente si ricompone. I segni dell’uomo tornano ad affiorare, prima timidi, poi sempre più presenti oltre la linea degli alberi alla nostra destra.
Percorriamo tutto il fiume seguendo la pista che si dirama a tratti, ma tutte portano sempre nella stessa direzione, verso le montagne a nord che sono il nostro riferimento.
Il rientro verso Maniago accompagna fuori da questo mondo sospeso. I ponti riappaiono come punti di riferimento, le strade tornano a essere definite, e il viaggio si chiude dove era iniziato.
Questo non è solo un giro in MTB. È un attraversamento. Un passaggio dentro un territorio unico, dove il Cellina e i Magredi raccontano una storia fatta di sottrazione, di silenzio e di spazio. Un luogo che non si impone, ma si lascia scoprire solo a chi è disposto a rallentare e ascoltare.

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