Gravel è ciclismo a 360 gradi, è bici da fuoristrada, da città, da viaggio, ti diverti ogni volta che ti ci siedi sopra, ritorni bambino.
Forse è per questo che sempre di più ti giri e vedi gravel, perché gravel è alle origini della bicicletta. Prima dell’ asfalto si faceva gravel per andare a lavorare, per andare a scuola e tutte le volte che potevi salire sopra la tua bici.
Dove abito io, da bambini pedalavamo a tutta velocità lungo gli argini dell’Arno, ci buttavamo giù da colline e zigzagando per boschi o campi e frutteti esploravamo il nostro territorio.
Tutto il mondo era gravel. I primi giri d’ Italia, i primi Tour de France, le prime corse erano delle corse gravel.
La gente aveva la cultura del gravel, perché era nata gravel.
Adesso, dopo l’evoluzione “cemento più asfalto”, stiamo tornando al nostro primo istinto, quello di evasione e di ritorno alla strada sterrata. E funziona!
Negli USA c’è un movimento florido più che mai, fatto di aziende che investono tantissimo, e di eventi correlati. L’ America si è riscoperta gravel oriented, favorita anche dalla mentalità pionieristica tutta loro e dalle enormi possibilità del territorio.
Per fortuna anche in Italia il movimento sta crescendo e pure in Toscana siamo riusciti a farne del business, basti pensare all’ Eroica e alle strade bianche delle meravigliose campagne senesi.
Non è importante la meta ma il viaggio che si fa, possibilmente con un gruppo di amici con cui condividere tanti momenti che ricorderemo per tutta la vita.