About Frullo
4,616 km
512:11 h
Recent Activity
Frullo went on an adventure.
about 21 hours ago
Quando le condizioni di innevamento lo consentono, questo percorso è una splendida escursione con le racchette da neve. C’è tuttavia un aspetto cui prestare attenzione: per circa 300 metri, poco prima della svolta a sinistra che immette in discesa sul sentiero 6 per rientrare al punto di partenza, la strada forestale del Col de Bornes passa sotto una pendice molto ripida della Cima Longhede. In presenza di neve fresca e instabile, non si possono escludere possibili distacchi. In assenza di questo rischio, l’itinerario si svolge invece in piena sicurezza, senza tratti esposti. Il tempo di percorrenza reale è sensibilmente superiore a quello indicato da Komoot (meno di un’ora): con neve soffice e abbondante (oltre 50 cm) abbiamo impiegato circa due ore e mezza di cammino effettivo. Due sono gli elementi che rendono particolarmente piacevole questa escursione. Il primo è il panorama sempre completamente aperto, con vedute che spaziano dal Monte Rosa fino al Rutor. Il secondo è l’esposizione interamente assolata, che la rende ideale nei mesi invernali. La salita è graduale, con pendenza media modesta e ben adatta alle racchette da neve; la strada forestale del Col de Bornes è per lo più pianeggiante. La discesa finale lungo il sentiero 6 è molto divertente, grazie a una pendenza ideale per lasciar scorrere le ciaspole.
00:57
4.69km
4.9km/h
280m
290m
Frullo went on an adventure.
2 days ago
Preciso subito che ho impiegato oltre due ore per completare questo itinerario, non l’ora indicata da Komoot (in più casi ho notato che i tempi riportati tendono a essere inferiori alla realtà). Con le ciaspole, il percorso può risultare impegnativo in alcuni tratti: subito all’inizio c’è uno strappo di circa 300 metri, dove la neve alta rende difficoltoso il grippaggio, ma superata questa sezione la pendenza diminuisce e fino all’alpe Promoron si procede senza fatica e in totale sicurezza, grazie a robusti parapetti nei tratti esposti. Dopo Promoron la pendenza aumenta di nuovo, e con neve molto alta la progressione può diventare faticosa. Tuttavia, l’arrivo all’alpe Falegnon ripaga ampiamente della fatica: il panorama è semplicemente spettacolare, e le vecchie baite in pietra, con i loro rascard, mantengono nonostante l’abbandono il fascino di un tempo. Guardandole, si percepisce quanto fosse autentico il costruire con i materiali a disposizione in loco: pietra e legno. Nessun pezzo di plastica, solo materiali naturali, perfettamente integrati nell’ambiente circostante. Queste costruzioni non sembrano relitti (come invece appaiono già tante costruzioni recenti), ma quasi opere d’arte che raccontano un mondo prima della plastica: bello, armonioso e naturale.
01:08
4.57km
4.0km/h
390m
380m
Frullo went for a hike.
3 days ago
L’itinerario parte da Porsod, piccolo nucleo di mayen ormai non più abitati, e sale con pendenza regolare verso Porsan lungo una sterrata molto panoramica. Raggiunto Porsan, si imbocca in discesa il sentiero 7 in direzione dell’Oratorio del Beato Emerico, indicato dalla palina posta all’inizio del sentiero. Durante la discesa si attraversano alcune petraie, tipiche delle pendici moreniche, mentre l’ultimo tratto prima dell’Oratorio presenta una leggera risalita. Dall’Oratorio si prosegue sul sentiero che scende verso Quart, con una serie di tornanti inizialmente stretti, che si fanno via via più ampi con il diminuire della pendenza. Poco sopra il Castello di Quart si svolta a sinistra e, dopo pochi metri di sentierino, si raggiunge una ampia sterrata. Prima di Eclou la si abbandona per imboccare un evidente sentiero in salita che riporta a Porsod in circa 20 minuti. Percorso facile, molto panoramico e completamente esposto al sole, ideale nei mesi invernali.
02:12
8.11km
3.7km/h
490m
490m
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5 days ago
Il principale motivo di interesse del percorso è il primo tratto, che segue la cosiddetta “Strada dei Polacchi”, un’antica mulattiera dal forte valore storico. Durante la Prima Guerra Mondiale venne allargata e consolidata da prigionieri di guerra polacchi, impiegati per rendere il tracciato più agevole al passaggio di persone e mezzi. Da questi lavori nasce il nome con cui la strada è ancora oggi conosciuta. Il percorso serviva a collegare direttamente l’area di Châtillon con la strada verso il Col de Joux e, in alcuni punti, conserva ancora il selciato originale e i robusti muri di sostegno. A oltre un secolo di distanza, colpisce pensare a questi soldati, arruolati nell’esercito austro-ungarico e catturati sulle montagne dell’arco alpino orientale, impegnati a lastricare le mulattiere sul versante occidentale delle Alpi. In pochi chilometri, l'itinerario unisce natura, panorama e memoria storica.
00:44
3.06km
4.2km/h
310m
240m
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6 days ago
La strada agricola che da Perrères sale dolcemente verso l’Alpe Liortere (sentiero 8) è una ciaspolata invernale molto frequentata, con tracciato solitamente ben battuto e percorribile anche a piedi, eventualmente con ramponcini. Il percorso è ampio e regolare, con splendide vedute sulle Grand Murailles da un lato e sul profilo inconfondibile del Cervino dall’altro. L’esposizione è ideale in inverno: il sentiero è sempre soleggiato e, all’andata, si cammina con il sole di fronte. Il tracciato ricalca il sedime di un’antica ferrovia industriale a scartamento ridotto, costruita all’inizio del Novecento per trasportare materiali, macchinari e operai ai cantieri degli impianti idroelettrici della Valtournenche. I binari non esistono più, ma restano evidenti le caratteristiche tipiche della linea ferroviaria: l’andamento dolce e quasi pianeggiante, i tre brevi tunnel scavati nella roccia e oggi illuminati, e i lunghi tratti panoramici pensati per garantire un collegamento efficiente anche in ambiente alpino.
01:38
6.83km
4.2km/h
140m
130m
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7 days ago
Facile ciaspolata adatta a tutti, lungo un itinerario soleggiato che attraversa pendii aperti e tratti di bosco, con ampie vedute sulla valle e sulle cime circostanti.
01:51
6.75km
3.6km/h
300m
300m
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January 4, 2026
La necropoli etrusca dei Monterozzi, a un paio di chilometri da Tarquinia, è un sito UNESCO per la sua unicità: ospita una straordinaria serie di tombe etrusche splendidamente affrescate, risalenti in gran parte a un periodo compreso tra il VII e il II secolo a.C., con una concentrazione particolarmente significativa tra il VI e il IV secolo a.C. Quello che mi ha colpito di più è lo stato di conservazione delle pareti e delle volte dipinte che, nonostante le tombe siano state nel tempo spesso violate e depredate, restano ancora oggi perfettamente leggibili. In molti casi le immagini raccontano scene di vita quotidiana così come veniva realmente vissuta all’epoca, quasi a suggerire che la morte non segnasse un passaggio verso un mondo diverso, ma fosse una continuazione simbolica di quello dei vivi. In altre tombe, invece, prevale la dimensione allegorica, con richiami alle mitologie più diffuse in quel periodo. Un altro aspetto sorprendente è che nelle sepolture di fattura più raffinata, probabilmente commissionate da famiglie più ricche, le raffigurazioni riprendono chiaramente gli stilemi della pittura classica greca. Questo fa pensare che gli autori degli affreschi potessero essere greci, o comunque profondi conoscitori dell’arte di origine ellenica. In ogni caso, tutto questo racconta una storia affascinante: già sei o sette secoli prima di Cristo esisteva una vera e propria cultura mediterranea “classica”, che si irradiava dalla penisola greca verso quella italiana, viaggiando lungo rotte commerciali di terra e di mare già pienamente attive. Così, la cultura etrusca, prima ancora di fondersi con quella latina, era già profondamente intrecciata con il mondo greco, all’interno di una rete di scambi mediterranei che avrebbe poi contribuito in modo decisivo alla formazione della cultura romana.
00:42
3.19km
4.6km/h
60m
50m
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January 3, 2026
Orvieto si presenta da sola, non appena sbucati dal tunnel delle scale mobili che dal parcheggio di Campo della Fiera salgono direttamente nel centro storico. A colpire e a rendere questa città pressoché unica non è soltanto l’incredibile concentrazione di bellezze architettoniche e artistiche — tesori che, in fondo, si ritrovano anche in altre città d'arte medievali — quanto piuttosto il luogo in cui è stata costruita: la sommità di una rupe tufacea che emerge dal paesaggio circostante come fosse un’isola circondata da un mare di colline. È un panorama fatto di contrasti, dove i rilievi sono ora dolci, ora profondamente segnati dai solchi dei calanchi, come se questi fossero onde frangenti e il profilo arrotondato delle colline l’onda di risacca. Orvieto appare proprio così: uno scrigno di bellezze arroccato su un’isola nel mezzo di terre in tempesta.
03:31
12.8km
3.6km/h
480m
470m
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January 2, 2026
Bolsena unisce tre aspetti davvero particolari. Il primo è la sua posizione sul Lago di Bolsena, che appare molto più ampio di quanto mi aspettassi. Sapendo che è un lago di origine vulcanica, non si può che restare impressionati pensando a quanto intensa dovette essere un tempo l’attività geologica in tutta quest’area. Il tufo, frutto di quell’attività, ne dà il colore caratteristico e plasma anche il borgo storico, che dal lago si arrampica verso la Rocca della Cervara. Il secondo aspetto è proprio la conformazione del borgo: le sue strade salgono dalle sponde del lago fino alla sommità della rupe, e nel cuore del paese si snodano le viuzze medievali, tra archi, piccole piazze e fontane, con scale che a volte sono strette, a volte ampie e monumentali, collegando senza soluzione di continuità ogni livello e rendendo ogni passo una piccola scoperta. Infine, il terzo elemento che rende Bolsena unica è il Miracolo Eucaristico, avvenuto nel 1263: durante una messa, l’ostia consacrata cominciò a sanguinare, un evento straordinario che diede origine alla devozione della Basilica di Santa Cristina e, l’anno successivo, alla festa del Corpus Domini, istituita da Papa Urbano IV proprio in memoria di questo miracolo. E se, camminando, vi sembra che il percorso si prolunghi inspiegabilmente verso Montefiascone, sappiate che è solo colpa del GPS: mi sono dimenticato di spegnerlo alla fine della visita a Bolsena!
01:28
24.0km
16.4km/h
560m
350m
Frullo went for a hike.
January 2, 2026
Arrivando all’inizio del ponte che conduce a Civita di Bagnoregio, in una giornata dal tempo instabile, ciò che mi ha colpito, oltre alla magnificenza di questo borgo arroccato sulla sommità di una rupe calcarea, quasi fosse un’isola sulla terraferma, è stato il continuo mutare dei colori al variare della luce. Una luce che cambiava con il cielo, sospinta dal lento e incessante scorrere delle nuvole. Ne nasceva una danza silenziosa tra le ombre e le tonalità del tufo, del borgo e dei calanchi, uno spettacolo effimero e irripetibile, come non ne avevo mai visto altrove.
01:33
6.32km
4.1km/h
220m
240m