About giovanni caimi
1,670 km
92:21 h
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giovanni caimi went for a bike ride.
August 25, 2025
Da Tysse a Bergen. “Champs Elysées”. I campi Elisi sono l’arrivo da sempre del tour de France ed è come ho soprannominato l’ultima tappa dei miei viaggi in bici. E allora nella mia personalissima curva tempo/spazio ho trovato i “Champs Elysées” sotto una bandiera rossa a Vientiane in Laos, alla fine delle mondo a Ushaya, sulle dolomite trentine o in un porto in Corsica. Per come la vedo io nell’ultima tappa di un grande giro tutti hanno motivo di festeggiare, si festeggia l’arrivo, non la vittoria. Pacche sulle spalle per dirsi: “Ey siamo qui! Ce l’abbiamo fatta!”, i pensieri vanno a quello che è stata condiviso con la strada, con Donzo e con Paul: quale è la stata la giornata più bella? la salita più dura? la risata più sincera? Oggi arriviamo in una delle città maggiormente piovose in tutta la Scandinavia: Bergen; la nostra compagna di viaggio, “Norvegia”, come sempre, non manca di ironia e decide di regalarci un’ultima tappa con sole dall’inizio alla fine. Ci avviciniamo veloci all’arrivo risalendo il fiordo che ci accompagna fino alla cittadina di Arna e ci accorgiamo che il paesaggio qui è più "abitato". Bergen è pur sempre la seconda città del paese e nel medioevo fu una delle sedi della lega anseatica, una lega commerciale che collegava i paesi del Nord Europa, qui i commercianti tedeschi facevano da intermediari per i pescatori che dai mari del Nord arrivano per vendere il loro pescato. Repubbliche marinare del Grande Nord. Il giorno seguente avremo modo di dare un’occhiata in giro, prima di prendere un treno per Oslo; visiteremo la capitale nei prossimi tre giorni per scoprirla incredibilmente interessante e moderna. Ma questa è un’altra storia. Entriamo in centro a Bergen con un sole caldo, pedalando su comode piste ciclabili, distratti dall’arrivo ci perdiamo di vista per qualche minuto cercando l’ostello. Pensieri disordinati si mescolano nella testa e mentre mi godo la gioia per l’arrivo, guardo la mia bici e le chiedo: “Dove si pedala la prossima volta?”.
03:35
64.1km
17.9km/h
740m
750m
giovanni caimi went for a bike ride.
August 24, 2025
Da Kinsarvik a Tysse. Ci svegliamo con calma con un bel cielo azzurro e sole, alla partenza dobbiamo solo accompagnare le bici sul primo traghetto di giornata, siamo ormai arrivati ai fiordi e non lasceremo più il mare fino all’arrivo di domani a Bergen. Il traghetto, elettrico (!), ci porta al vero attacco della tappa, ad Utne. Seguiamo la costa del fiordo in direzione sud, ci sentiamo già “arrivati” ma la tappa di oggi non è banale, 80 km e 1300 metri mal contati di salita. Le campagne lungo i fiordi di qui ospitano frutteti a vista d’occhio, da noi le mele crescono in Trentino, qui invece si raccolgono in riva al mare. Lungo la strada si alternano fattorie con i prodotti locali esposti per la vendita. Due salite niente male e siamo pronti per imbarcarci sull’ultimo traghetto del nostro tour, da Jondal a Tørvikbygd, da qui in avanti avremo solo terra ferma. Gli ultimi 20 km della tappa sono i più impegnativi. Affrontiamo la salita per Kvamskogen che ci fa sbucare al fiordo di Tysse, la salita non è facile anche perché intervallata da quattro noiose gallerie e la strada è abbastanza trafficata. Sarà che vogliamo arrivare o sarà che la salita non è particolarmente bella fatto sta che iniziamo a menare sui pedali, Paul fa un forcing che ci manda in tilt i circuiti, Donzo si lamenta ma non si stacca un metro, io, che di fiato non ne ho più sto zitto e pedalo, quando arriviamo in cima urlo un “FACCIAMOCI MALEEEEE!” che sa di liberatorio, ci lanciamo verso la discesa e l’arrivo a Tysse. Il campeggio è spartano ma per noi è più che sufficiente. Ci accoglie la padrona di casa, una vecchina norvegese di buon spirito, cena e tenda, domani sarà la giornata dei nostri “Champs Elysees”.
04:27
82.3km
18.5km/h
1,200m
1,160m
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August 23, 2025
Da Garen a Kinsarvik. La tappa di ieri ci ha fatto guadagnare una cinquantina di km sulla tabella di marcia e possiamo riprogrammare le ultime tre tappe dosando meglio i chilometri e le fatiche. Si parte con sole pieno e discesa verso Eidfjord, si torna sul livello del mare e la temperatura si fa più mite. Consigliati da Eli ci fermiamo per passeggiare e ammirare la “Vorringføssen”, una spettacolare cascata, dove l’acqua salta giù dalla montagna con un salto di 200 metri. Scendendo ci stacchiamo dalla strada principale che ha delle gallerie che vogliamo evitare, la strada secondaria ha delle transenne e viene indicata come chiusa, ma non abbiamo alternativa: la percorriamo evitando i diversi smottamenti e massi che sono precipitati dall’alto. Pedaliamo gli ultimi 30 km lungo il mare, prima di arrivare a Kinsarvik affrontiamo una salitella di un paio di km e le mie gambe mi sembrano dire: “Ma brutto bastardo, non avevi detto che era tutta discesa?”. Calma ragazze, siamo quasi arrivati, ci vogliamo lamentare oggi dopo la giornata di ieri? Ma dai! Infatti dopo solo due ore di sella abbiamo chiuso i 50 km di giornata e siamo all’arrivo. Mangiamo il pollo arrosto del market e facciamo la spesa per la cena: filetto da cuocere sul fuoco. Il camping è molto bello e la figlia del gestore ci assicura di averci dato la piazzola più bella, “con vista sul fiordo, guys”. La ragazza non sta scherzando, piazziamo la tenda e davanti a noi il fiordo di Hardangerfjord si mostra in tutta la bellezza di un tramonto di sole e clima mite. Il camping è ben attrezzato, andiamo a fare legna nel bosco a lato (qui legna e boschi non mancano) e acceso il fuoco prepariamo la carne. Chiediamo al proprietario, che ci ha prestato il necessario per grigliare, dove poter comprare una bottiglia di vino, lui si mette a ridere, il “vinmonopolet”, più vicino è a 50 km: “This is Norway!” ci dice salutandoci con una risata. I “vinomopolet” sono gli unici negozi dove in Norvegia è possibile acquistare alcolici sopra i 4.7 %, dei “caveau” con orari di apertura ridotti dove sono custodite bottiglie di vino a partire da 15 € in su. Ci rifaremo a Bergen. Eh che cazzo però, Norvegia!
02:14
49.0km
21.9km/h
300m
920m
giovanni caimi went for a bike ride.
August 22, 2025
Da Flåm a Garen. Ci siamo. Oggi è la tappa regina del nostro tour, la tappa più lunga (127 km), con più dislivello positivo (2200 metri mal contati) e con un tratto di 60 km di sterrato. Inizialmente pensavamo di fermarci dopo una ottantina di km e piantare le tende in “libera”, senza camping; qui in Norvegia è permesso, ma accamparci nel mezzo dell’altopiano che affronteremo, a 1000 metri di altitudine, non ci sembra una buona idea: nei giorni scorsi abbiamo visto come scende la temperatura di notte e quindi preferiamo allungare la tappa, scendere qualche centinaio di metri e cercare una doccia calda nel primo campeggio che troveremo a Garen. Percorreremo la strada del “Rallarvegen”, “vegen”, strada, “rallare”, manovale, la strada dei manovali. Questa strada costruita 120 anni fa per supportare l’avanzare della vecchia ferrovia è oggi considerata un monumento nazionale, tirare su una strada in questo ambiente e con questo clima non deve essere stato facile. Sull’altopiano che attraverseremo passa la ferrovia che collega Bergen a Oslo, la strada è ciclabile, sterrata e parte da Flåm, passa dalle stazioni di Myrdal e Finse per finire ad Haugastøl, dove ricompare l’asfalto. Per qualche info in più, questo è un link interessante: https://www.visitnorway.it/pianifica-il-viaggio/come-muoversi/in-treno/la-ferrovia-di-bergen/le-locomotwins/ La salita da Flåm è piacevole e si interseca con la linea ferroviaria che sale dal fiordo, mentre saliamo salutiamo un treno che passa, i passeggeri delle carrozze ricambiano: “Ciuf, ciuf a voi”. Lungo la salita incrociamo dei ciclisti che sono saliti via ferrovia e poi, noleggiata una bici, stanno scendendo, in senso opposto al nostro, verso il mare. Occhio amici, perché la sterrata presenta cigli indifesi e bisogna avere una buona capacità di guida per affrontare la discesa. Noi la strada la percorriamo in salita e dopo una decina di km incontriamo un signore che ci guarda e ci incoraggia con un “Good luck”. Grazie, sappiamo dalla traccia che oggi sarà dura: ci aspetta qualche km di “portage”, dovremo spingere le bici a mano, infatti poco prima della stazione ferroviaria di Myrdal la strada si ingarbuglia in tornanti che si aggrappano cocciuti alla montagna. La pendenza va oltre il 20 %, e pedalare è impensabile per noi, si spinge la bici a mano per mezz’ora buona e si arriva sull’altopiano sopra di noi con un bel fiatone. Passata Myrdal la strada spiana anche se la salita non è finita. Sopra i 1000 metri, risaliamo un altopiano brullo, fatto di rocce, laghi alpini e spazio, tanto spazio! Mentre pedalo, stando attento a guidare la bici sullo sterrato, continuo a pensare: “Ho già visto questo posto, non so dove, non so quando, ma questo posto io…l’ho già visto.”, forse sono solo illusioni date dal viaggio, dalla bellezza del paesaggio o dalla lunga salita. Oggi fa particolarmente freddo, pedaliamo anche in ascesa con quasi tutto quello che abbiamo da metterci. Termica, maglia bici lunga e guscio di goretex, le previsioni di koomot ci avevano avvertito: nuvole, piogge leggere, sparse sul tragitto e temperature tra i 4 e gli 8 gradi, ma il vento è a favore per tutta la salita, che goduria! Presso Haugostøl vireremo in modo deciso ad ovest e negli ultimi 40 km ci metteremo il vento in faccia, ma salendo non ci pensiamo e ci godiamo questa “propulsione” inaspettata. Passato il punto più alto della Rallarvegen alla nostra destra ammiriamo i ghiacciai del Hardangerjøkulen; un po’ spinti dal vento in poppa, un po’ dalla strada che inizia a scendere sorpassiamo la stazione ferroviaria di Finse e alle 15.30 siamo arrivati ad Haugastøl, qui ritroviamo l’asfalto e ci fermiamo per una sosta mangiando il riso bianco che abbiamo nelle gavette, carburante per affrontare gli ultimi 40 km di giornata. Pensiamo sia fatta, ci facciamo i complimenti l’un l’altro, un altro paio di salite, poche centinaia di metri di dislivello e ce le avremo fatta. Ma girare in bici è sempre una scommessa, si è mezzo agli elementi che a volte sembrano prendersi gioco della tua fatica, anche la tappa più semplice può diventare la più complicata: un guasto meccanico, un ginocchio che fa male, una crisi di fame o… vento in faccia che ti fonde le gambe! Continuiamo a pedalare con un forte vento contro, ogni pedalata è una vittoria e l’aria fredda che arriva dai ghiacciai non mollerà fino alla fine. In queste ultime due ore di pedalate inventiamo nuove imprecazioni contro gli dei del vento e finalmente arriviamo alla discesa verso Garen: c’è così tanto vento che bisogna pedalare anche in discesa, io sono cosi stanco che lascio andare avanti Paul e Donzo che invece hanno ancora gamba. Arrivati al campeggio abbiamo le gambe in fiamme, il posto è molto bello, piantiamo la tenda sul fiume e ci facciamo una doccia calda, mai come oggi ce la siamo meritata. Mi accorgo di aver lasciato la “mia felpa del cuore” nel campeggio di Flåm, che faccio? Torno indietro? Jajajaj. Ho fatto una cazzata. Dopo una “leggera” incazzatura contro la mia disattenzione valuto che me la caverò con una buona termica a manica lunga e mando un saluto alla mia bella felpa tecnica che mi guarda dal paradiso dei calzini spaiati cantato da Capossela. In campeggio incontriamo una compagnia belga di una trentina di ragazz@ pront@ per un hiking di una settimana nel parco nazionale; non male l’idea, da annotarsi per future avventure. Mangiamo al caldo nel cucinino del campeggio, io sfrutto la sala “chill” del camping per finire il libro sulla famiglia Crespi che sto leggendo e poi “svengo” in tenda. Cercando notizie sulla Rallavegen ho scoperto che qui sono state girate le scene del pianeta Hot, nel film di guerre stellari, “L’impero colpisce ancora”, la battaglia sul pianeta di ghiaccio! La mia preferita! Ecco dove avevo già visto quei posti, e allora vamos, cicloturisti di tutto il mondo, che la forza sia con noi!
08:05
127km
15.7km/h
2,150m
1,440m
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August 21, 2025
Da Lærdalsøri a Flåm. Ci svegliamo nel bel campeggio di Lærdalsøri, oggi la nostra meta sarà Flåm, a 60 km e tanta salita da qui. Tra noi e l’arrivo ci sta un passo a 1300 metri, ma sapete come si dice: hai voluto la Norvegia… la scorciatoia ci sarebbe, il Lærdalsøritunnel, che passa proprio sotto la nostra via crucis di giornata; è il tunnel per auto più lungo al mondo, 25 km che scivolano sotto la montagna! Il passaggio facilita il collegamento tra Oslo e Bergen soprattutto nei mesi invernali, quando causa neve, le strade chiudono e l’unica opzione è quella del traghetto. Il tunnel è destinato alle sole auto, a chi viaggia in bici non si vuole togliere l’opportunità di salire la Bjørgavegen, fino allo scollinamento a 1300 metri. Dopo qualche km pedalato lungo la costa del fiordo la strada si impenna, 10, 12, 13 %, poche storie e spingere forte sulle gambe. Salire con una bici che a pieno carico persa 35 kg diventa un’esperienza mistica, niente scatti, il ritmo devi scegliertelo tu, una pedalata alla volta e ti perdi nel paesaggio e nei pensieri tuoi, nessuna fretta, la salita finirà, come sempre, mai visto una salita infinita. Il Bjørgavegen, a mio avviso, è la salita più difficile fatta nella nostra NORTH WAY, per pendenze e per lunghezza. Fortunatamente la giornata ci regala un sole grande cosi e il paesaggio distrae dalla fatica. Arrivati allo scollinamento ci copriamo perché inizia a fare freddo, ci godiamo qualche km di altopiano: rocce ghiaccio e vento, gli elementi non si nascondono qui e io mi sento piccolo cosi. La discesa è uno scivolo verso la cittadina di Aurlandsvangen, dove le auto escono dal tunnel sotto la montagna e rivedono la luce, alla fine del tunnel metterei un bel cartello con su scritto: “Ehy, ragazzi, non sapete cosa vi siete persi!”. Arriviamo a Flåm nel primo pomeriggio, qui c’è un po’ di confusione per le navi da crociera, la strada che porta a Bergen e la stazione ferroviaria. Fisicamente stiamo benone, troviamo il campeggio e ci prepariamo la cena. Domani avremo la “tappa regina” del nostro giro, 130 km di avventura, 2000 metri di salita e tanto sterrato, mangiare bene e dormire tanto. Buona notte Flåm e buon riposo a noi.
03:53
56.9km
14.7km/h
1,550m
1,520m
giovanni caimi went for a bike ride.
August 20, 2025
Da Mauristen a Lærdalsøri. Oggi ci alziamo per il freddo ma rifocillati dagli hamburger di renna e dal fuoco della sera prima. Finalmente una giornata di riposo! Dovremo guidare le bici per 50 km di discesa verso il mare per raggiungere la cittadina di Lærdalsøri. Se noi stiamo bene la bici di Donzo ha la febbre alta: Paul, meccanico del gruppo, regola il fine corsa del cambio che saltava da un pignone altro come impazzito, anche le pastiglie del freno davanti andranno cambiate. Incrociamo le dita e preghiamo Santa Forcellina, protettrice dei cicloturisti, che nel campeggio di fine tappa ci sia l’officina segnalata da google maps e da koomot. La strada di oggi è bella perché byassa le gallerie seguendo la vecchia strada dove non ci son macchine, non ci sono case, non c’è nessuno. Solo noi. Ci fermiamo per ammirare la Borgund Stavkyrkje, chiesa in legno del 1200 ma proseguiamo perché abbiamo voglia di piantare la tenda e trovare la ciclo officina. A Lærdalsøri si apre un bellissimo fiordo, il meccanico ha sede nel campeggio e sistema la bici, guardiamo il sole che cade nel fiordo e l’alta marea che si mangia la piccola spiaggia davanti a noi. 50 km tutti in discesa e senza macchine, arrivo, tramonto sull’oceano e bici riparata: la giornata del ciclista fortunato.
02:10
50.1km
23.2km/h
70m
830m
giovanni caimi went for a bike ride.
August 19, 2025
Da Øvre Årdal a Maristuen. Facciamo colazione con uova, cerali, yogurt e caffè aspettando che il sole si decida a raggiungere il fondo della vallata, il campeggio di trova infatti tra due alte pareti che finiscono dritte nel fiordo nel paese di Øvre Årdal. Se ieri siamo scesi da un lato del fiordo oggi dovremo salire dall’altro e proseguire. Arrivato il sole imbocchiamo la ciclabile che ci accompagna all’attacco della salita che porterà al lago di Tyin. L’idea iniziale era di prendere la vecchia strada che risaliva la valle, sterrata e più pendente. Viste le pendenze, lo sterrato e i morsi sulle gambe lasciati dalla tappa di ieri optiamo per salire dalla strada asfalta che si arrampica in ombra sopra di noi. La prima parte della salita regala uno scorcio panoramico sul fiordo, poi per 10/12 km la strada non è esaltante, gallerie di alcune centinaia di metri e pendenze intorno al 10 %. Nota simpatica: nelle gallerie il Gps non prende e si riaccende all'uscita, registrandomi una velocità massima in salita di 426 km/h! Niente paura: confermo di non essere diventato una Ferrari ma di aver solo perso il segnale GPS. Mentre pedaliamo, sul lato destro della salita, si intravede la vecchia strada che si aggrappa alla montagna e ci guarda dall’alto. Scrivendo oggi mi immagino che pedalare lassù sarebbe stato molto bello, ma stare nel mezzo di un posto con le proprie gambe vuol dire anche rivedere e studiare mappe, capire come si sta e scegliere dove proseguire per come ci sente nel momento, a volte anche cambiando scelte fatte mesi prima… carpediem insomma, le regole qui le decidiamo noi e la strada. Quando la salita inizia ad appoggiarsi all’altopiano sopra di noi le pendenze si fanno più gentili e ci fermiamo a mangiare (pane e sgombri, one more time baby) su un tavolo di una “hytte”. Le hytte sono delle seconde case di famiglia dove i norvegesi passano i momenti liberi dal lavoro, un tempo rifugi spartani, oggi alcune assumono il carattere di seconde case dotate di tutti i comfort. Dopo il pranzo ci approcciamo al lato sud del lago di Tyin, a 1000 metri s.d.m., un sacco di acqua, potere idroelettrico per la Norvegia e paesaggio che ripaga la fatica per noi. La gioranta è spendida, si pedala in maglietta, il sole scalda e illumina l’altopiano di Tyin. Difficile pensarla meglio di cosi! Dopo il lago di Tyin iniziamo a scendere per la Kongevegen (“strada del re”) verso il fiordo di Lærdalsøri e facciamo tappa lungo la strada presso il luogo di ristoro di Maristuen. Più che un campeggio siamo in un’area di ristoro che dava riposo ai passanti in tempi passati, qui si fermò a dormire anche un re (quale? non chiedetemelo), fatto sta che le docce e la piccola cucina sono tutte per noi. Il gestore del ristoro, molto gentile, ci dà la legna per il fuoco, gli compriamo degli hamburger di renna locali e non ci manca niente per passare una bella serata. Qui siamo poco sotto i 1000 metri d’altezza e nella notte ci svegliamo per il freddo, la mattina seguente ci troviamo davanti una bella coltre di brina che copre tenda e prato intorno a noi, BRRRRRR.
03:55
61.0km
15.6km/h
1,340m
600m
giovanni caimi went for a bike ride.
August 18, 2025
Da Lom a Øvre Årdal. Ci svegliamo con una giornata di sole pieno e cielo blu. È la prima volta da quando siamo qui. Siamo in bici alle 9, anticipiamo la sveglia alle 7, oggi abbiamo scelto di allungare la tappa per trovare sicuro riparo nel campeggio sul fiordo di Øvre Årdal, staremo per quasi tutto il giorno su strade di montagna e altrimenti dovremmo dormire in “libera” ed in altezza, optando per guadagnarci la doccia calda la strada ci chiede un centinaio di km e 2000 metri di dislivello positivo. Il Sognefjellet con i suoi 1428 metri è il passo asfaltato più alto della Scandinavia, “ça va sans dire” la nostra cima Coppi, il posto più alto dove porteremo le bici della nostra NORTH WAY. La salita è lunga ma mai troppo difficile, ci sono due strappi di qualche km e si alternano prima boschi e laghi alpini e poi il paessaggio alpino più severo con vista sulla montagna pià alta in Norvegia,, il Galdhøpiggen. Tutto è illuminato da un sole pieno e pedalare qui sotto i ghiaccia norvegesi è molto emozionante, a lato strada si trovano diversi “omini” di pietre che davano la direzione ai passanti anni fa, quando la strada veniva attraversata anche d’inverno. Dopo il passo troviamo dei chilometri su un altopiano mangia e bevi, la strada è si alza e si abbassa come su ottovolante, le gambe devono spingere altrimenti non si scende dalla giostra. Dopo qualche km arriva la discesa verso il fiordo di Skjolden che però oggi non è il “nostro” fiordo. A metà discesa imbocchiamo la Tindevegen che ci porterà all’arrivo nel fiordo successivo. Sulla Tindevegen, il traffico veicolare è soggetto al pagamento di ticket (siamo in mezzo ad unaprco naturale) mentre il traffico delle bici è soggetto solo al mal di gambe la sera. Le ultime due salite della giornata sono due canini che mordono i polpacci, su, su, giù, giù e poi di nuovo su! ARGH! Prima di Øvre Årdal affrontiamo una discesa di 20 km, dove un po’ per stanchezza, un po’ per la verticalità della strada, tiriamo giusto un paio di pedalate e salutiamo un amico cicloturista che incrociamo, noi in discesa, lui in salita: “Forza!” gli si urla, ne avrà bisogno, che la strada gli sia amica. Nella lunga discesa le pastiglie del freno anteriore di Donzo ci lasciano per il paradiso dei pezzi di ricambio. L’unica officina prima dell’arrivo a Bergen la troveremo tra due gironi. Dita incrociate. Cosa che ho imparato: sempre meglio portarsi ricambi sui pezzi di usura quotidiana (pastiglie, falsa maglia,…) e dare un occhio su dove ci possano essere ciclofficine sul tragitto (su questo Koomot ti da una bella mano). Noi, anche se un po’ stanchi, invece stiamo bene, anzi benone! Aperitivo con un pollo arrosto e pasta a cena. La giornata si conclude con due chiacchere con una compagnia di spagnoli, arrivata in campeggio dopo di noi. “Buenas noche chic@s, hasta mañana”.
06:11
102km
16.6km/h
2,020m
2,320m
giovanni caimi went for a bike ride.
August 17, 2025
Da Geriganger a Lom. Al mattino lasciamo l’affollato campeggio, la salita parte subito, 15 km e 1000 metri di dislivello, salita vera, come le nostre sul lago di Como. Ci sono 10/13 gradi e il solito cielo pieno di nuvole, che fanno parte del paesaggio e lo rendono affascinate. Lungo la salita ci superano dei pullman che accompagnano turisti di una crociera sul passo, ma passato il momento “crociera” non c’è traffico e la salita è dura ma bella. A 5 km dalla vetta Donzo parte in progressione, vuole aggiudicarsi la salita di giornata. Dargliela vinta non si può, io e Paul rispondiamo all’attacco. Rimango io a ruota dell’attaccante. Ci prova lui, poi io, poi di nuovo lui… finchè mi brucio le gambe in una progressione di qualche centinaio di metri e lo stacco prima del passo. Progressioni, scatti… tutto fatto a 8/10 all’ora con le bici cariche, ma per noi è come andare su in mezzo di una tappa del Giro. Il gioco finisce con la salita, sull’altopiano sopra di noi si appoggia un ghiacciaio, un lago alpino e rocce, tante rocce! Siamo a 1000 metri ma sembrano i 2500 delle nostre Alpi. Scavallato il passo ci aspetta una lunga discesa quasi sempre in falso piano, ci fermiamo a mangiare in uno slargo su un lago, incantevole ed incanto, ad Heggebottvatnet. Esce il sole, il freddo diventa un ricordo e con la pancia piena raggiungiamo Lom, dove diamo un occhio alla Lom Starkyrkje, una chiesa di legno le cui assi sono state inchiodate li nel… 1200, uauu, ci sarebbe da leggerne di più di queste chiese. Il campeggio è bello, comodo, e ci rilassiamo nella chill, domani si sale alla cima Coppi del nostro giro, il passo del Sognefjellet.
04:45
98.0km
20.6km/h
1,230m
840m