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Antonella

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Map data © OpenStreetMap contributors
About Antonella
Distance travelled

5,626 km

Time in motion

454:07 h

Recent Activity

    went for a hike.

    December 8, 2025

    Arrivo a Porta Garibaldi, passeggiata per China thown fino al Castello Sforzesco passando per parco Sempione. Da via Dante arrivo al Duomo, galleria per tornare lungo via Torino verso casa. Colonne di San Lorenzo e dalla stazione Danteo treni per Legnano

    02:08

    12.2km

    5.7km/h

    20m

    30m

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    and went for a hike.

    October 5, 2025

    03:19

    64.9km

    19.6km/h

    800m

    970m

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    and went for a hike.

    October 5, 2025

    01:51

    5.38km

    2.9km/h

    400m

    370m

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    1. October 5, 2025

      Thank you it was a nice visit to a place that deserves it, have a good evening Ferdinanda

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    and went for a hike.

    September 28, 2025

    02:11

    8.80km

    4.0km/h

    250m

    230m

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    and went for a hike.

    August 30, 2025

    Da vedere la villa di Balbianello con le sue stanze perfettamente arredate dal suo ultimo proprietario: Guido Monzino. In particolare colpisce la stanza dei viaggi. Splendido il giardino che si affaccia sul ramo del lago di Como, mentre lo sguardo si perde verso le alture del triangolo Lariano. Un panino al volo e via verso la: Velarca. Non una semplice house-boat, ma un piccolo capolavoro della storia dell’architettura moderna, progettata dagli architetti milanesi della Torre Velasca. Casa di villeggiatura è incontro culturale, desiderata da Fiammetta ed Emilio Norsa. Furono accolti, sulla casa sul lago, personaggi della cultura italiana, come gli architetti milanesi Rogers, Peressutti e Belgiojoso, ma anche Roberto Sambonet, Gio Ponti, Gillo Dorfles, Eugenio Montale, Lucio Fontana. Il nostro cammino è proseguito, purtroppo con visita sempre solo esterne, delle due chiesette del XII sec circa: Santi Giacomo e Filippo e di Maria Maddalena con il suo splendido campanile. Risaliti lungo la Greenway abbiamo tagliato lungo un sentiero mal segnato, con tratti tra rovi e erba alta ma sicuramente con begli scorci.

    03:41

    14.8km

    4.0km/h

    660m

    640m

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    and went for a hike.

    August 26, 2025

    03:17

    13.4km

    4.1km/h

    530m

    510m

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    and went for a bike ride.

    August 13, 2025

    03:18

    51.5km

    15.6km/h

    570m

    540m

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    August 1, 2025

    PRIMO GIORNO Piazza dei Caduti, 34, Castri di Lecce, Casa vacanze Salento L’area di Castrì di Lecce è stata sicuramente abitata fin dalla preistoria, lo attesta l’alta presenza di Menhir dell’Età del Bronzo presenti nella zona. DA VEDERE; 1- PALAZZO VERNAZZA 2- CHIESA PAROCCHIALE 3- CHIESA DI SAN VITO 4- CHIESA SANTA MARIA DELLE GRAZIE Partiti da Castri e trovata una splendida stradina (indicata da Komoot, immersa tra gli ulivi). A metà strada un resto con incisione latina, perfettamente tradotta dalla mia collega di lettere, a cui ho chiesto aiuto, sebbene non tutte le parole siano comprensibili: “Se ho dato frumento con la fertile terra darò il vino grazie alla vigna. E di certo si deve prima mangiare per bere….” 1- MELENDUGNO piccola cittadina famosa per la splendida costa a neanche 10 km di distanza. il suo nome potrebbe derivare da Malen-nio, trasformato poi da Malandugno (portatore di sventura) a Melendugno (portatore di dolcezza), tesi supportata dallo stemma che raffigura un alveare ( miele/mele). Accolti dal suo centro storico con la piccola piazzetta Monsignor Durante, cuore del paese vecchio, dove il potere religioso e civile si contrappongono. Da una parte: 1- la Torre dell’orologio: appartenente ad una nobildonna del paese, proprietaria, anche, delle case adiacenti. Sembra risalga alla metà. XVI sec. e fa parte del palazzo Baronale di Amelj, in alto è visibile un affresco dedicato a San Niceta, patrono del paese. Di fronte visitabile; 2- La chiesa matrice, intitolata all’Assunzione di Maria al cielo, edificata nel 1575,. presenta una semplice facciata mentre al suo interno si possono trovare; pregevoli altari barocchi (interessante quello dedicato alla Madonna del Rosario, opera di Aprile Petrachi), la cinquecentesca porta della sagrestia e due opere d’arte di grande pregio: il ciborio ligneo sempre di Aprile Petrachi e il crocefisso, probabilmente seicentesco, posto sulla parete di fondo, di scuola napoletana. Poco lontana dal centro: 3- Chiesa dell’Immacolata: piccola chiesa barocca, posta in piazza Risorgimento. Costruita nel 1666 con elementi difensivi, che la caratterizzano. 2- ROCA NUOVA Il borgo disabitato di Roca Nuova è situato a metà strada sulla provinciale per Torre dell’Orso. Sembra di pedalare in un altro tempo, in un ambiente rimasto quasi immutato fin dal XVIsec. Il centro venne costruito dai profughi di Roca Vecchia, quando la città sul mare fu rasa al suolo, proprio alla metà del XVI secolo. Noi purtroppo non abbiamo avuto il tempo per visitare; il castelletto con le prigioni, la cappelletta e il frantoio. 3- SAN FOCA Arrivare sulla costa è un’ emozione. Da subito si coglie il significato del bello. La costa rocciosa, con i suoi caldi colori, si tuffa in un mare cristallino. Il sito ha radici lontane, databili tra il Paleolitico e il Mesolitico (12.000-8000 a. C.). Purtroppo, e soprattutto in bici, non si può vedere tutto. E’ comunque visitabile il sito archeologico che offre diversi resti in pietra, scoperti negli anni ‘70. Il nome Foca è di orine bizantina e, mi raccontano, si coglie nel dialetto salentino dove San Foca si dice Santu Fucà, con pronuncia bizantina. Percorrere in bici quei sentieri, il più delle volte solo tracce (ricordo affettuosamente la coppia, che ci ha aiutato a sollevare le bici su di un ripido cambio di pendenza) è stato un viaggio nel vero senso della parola, da una parte lo sguardo si perdeva in ogni scorcio, dall’altra l’attenzione doveva rimanere sul percorso delle nostre bici. 4- TORRE DELL’ORSO Questo tratto di costa presenta sia insenature che si tuffano in mare, sia splendide spiagge lambite da acque limpide. Il suo nome si deve alla presenza della torre costruita nel XVI secolo con l’obiettivo di avvistare le navi nemiche. Secondo alcuni. “Orso“ potrebbe invece derivare da Urso, cognome di un antico proprietario del terreno, per altri da Sant’Orsola. Da Torre dell’ Orso abbiamo proseguito per Otranto sulla provinciale, ma ci stavamo perdendo veri splendori. Abbiamo quindi imboccato uno sterrato per riprendere la costa verso nord. 5- LE DUE SORELLE Di nuovo acque azzurre e questa volta roccia calcarea spazzata dal vento e in mare i faraglioni delle Due Sorelle. Secondo un’antica. leggenda due sorelle si erano immerse in queste acque e non riuscendo più tornare a riva, morirono annegate. Gli Dei commossi decisero di donare alle due sorelle l’eternità trasformando i loro corpi in questi due grandi faraglioni. Ripresa la via abbiamo incontrato “l’arco degli Innamorati”, che sfugge alla vista, se non si presta attenzione, essendo al di sotto della costa. 6- OTRANTO La sfortuna peggiore, quando si è in bici, è quella di bucare … la camera d’aria anti foratura ( in realtà il problema era un parziale distacco della valvola). Alla ricerca di un negozio.. BB’S ad Otranto ( 10 km fatti per 4 volte), l’aspetto positivo?! Per 20 euro raggiunta la bici è cambiato il copertone al volo Ormai tardi abbiamo comunque raggiunto, al tramonto, il lago di Bauxite, perla azzurra incastonata in rocce marziane. Il paesaggio è da fiaba: un laghetto verde smeraldo circondato da un suolo graffiato dall’erosione dell’acqua. Il sole al tramonto rende il rosso della terra ancora più suggestivo. Ritorno “rigorosamente” con il buio. Per fortuna a 2km da Castri, Caprarica di Lecce, sagra paesana con piatti tipici e birra a volontà. CASTRI’ DI LECCE: I primi abitanti possono risalire all’età del ferro, lo dimostrano resti megalitici. In particolare sono indicati tre menhir, noi,. uscendo dal paese, sulla strada per Calimera, abbiamo incontrato l’unico visibile: il monolite della Luce, posto di fronte alla chiesetta della Madonna della Luce, lavorato su pietra leccese. Il cartello informativo spiega, che molte di queste strutture sono state distrutte o sacralizzate dai cristiani, per questo. presenta una concavità in cima che, probabilmente serviva a sostenere una croce. Uscendo dal paese, lungo la provinciale 25, comunque non trafficata, si trova la chiesetta del cimitero comunale Maria delle Grazie. 1- CALIMERA 3km 10’ Calimera è un piccolo paese, a 15 km da Lecce, risalente all’età del bronzo e appartienente, insieme ai comuni di Martignano, Sternatia, Zollino, Martano, Castrignano de’ Greci, Corigliano d’Otranto, Soleto e Melpignano, alla cosiddetta area della “Grecìa Salentina”. In tale area rimane viva la tradizione greco-bizantina (tra VI e XII sec.), in particolare: con il griko., antica lingua, usata per le spiegazioni che si possono trovare per vicino ai diversi monumenti, LA STELE GRECA, che noi non siamo riusciti a vedere e nel nome del paese, di origine greca: Kalimera, (“buongiorno” ), come il simbolo del suo stemma: un sole splendente: dal greco "kalos" (bello) ed "Emera" (giorno).. Nel rito religioso, fino al 1663, sono rimaste tradizioni bizantine. Lungo il nostro percorso abbiamo incontrato: a. La Chiesa Matrice dedicata a S. Brizio, patrono di Calimera. Presenta una pianta a croce latina e fu costruita nel 1689 sulle rovine di una chiesa di rito greco. La Matrice sorge nella principale piazza del paese detta “del Sole” ed è accompagnata da un campanile a quattro piani. Nelle prossimità della piazza, ci è sfuggita la Cappella del Crocifisso, con interni di valore. Proseguendo lungo la strada abbiamo incontrato: b. la chiesa del Carmine, immersa in vie tortuose, sulle quali si affacciano le case di corte e antichi palazzi. Giunti in via Mayo, si trova: c. la Chiesa Madre e il bel palazzo su cui svetta la frase: Pace disarmata e disarmante”,. di Papa LeoneXIV. Andando alla ricerca della Chiesa di San Vito, abbiamo scoperto, casualmente: d. un vecchio Mulino a vapore, il cui camino aveva attirato la nostra attenzione. Poco fuori dal centro abitato, finalmente, ho trovato la chiesetta di San Vito (rigorosamente chiusa, bisogna telefonare per vederla). Mi è dispiaciuto molto perché ci tenevo, avendo letto la sua storia. All’interno è conservato un grosso masso calcareo con un foro a testimonianza di un rito pagano propiziatore per la fertilità di madre terra, per le donne e gli animali. Ancora oggi, il giorno di Pasquetta è usanza strisciare attraverso il foro del masso calcareo., 2- MARTANO. 7km 22’ Martano, il successivo paese che abbiamo incontrato, fa parte dei: Borghi Autentici d’Italia ed è capoluogo della Grecìa Salentina. Abbiamo raggiunto il centro, lungo le classiche strade del Salento, immerse nel verde degli ulivi e delimitate da muretti a secco. Il borgo, circondato da mura medievali, conserva ancora oggi molti edifici e monumenti storici ed è la città dell'Aloe ( non potevamo non prendere un gel dopo sole). a. Chiesa dell'Immacolata: sorge nel centro del paese, presso il Largo Santa Sofia, detta anche della Congrega, risale alla seconda metà del ‘600. La facciata presenta lesene tuscaniche e ioniche mentre al centro si nota un altorilievo dell'Immacolata. Raggiunto il centro rimaniamo colpiti: b. dalla torre dell’Orologio proseguendo per via Marconi, si può costeggiare c. il Castello o Palazzo Baronale, realizzato intorno al XV sec. da Ferdinando e Alfonso d’Aragona, per motivi difensivi, successivamente divenuto dimora signorile. Di fronte al palazzo si nota: d. la casa di Salvatore Trinchese, nato a Martano, scienziato microscopista della seconda metà dell’800. Proseguendo lungo le Mura si raggiunge: e.. piazza dei Caduti sulla quale svetta la torre cilindrica del castello. Seguendo via Pomerio si arriva: f. alla Chiesa Matrice Completata nel 1638, chiesa della Madonna Assunta assume caratteristiche tipicamente barocche. Tuttavia, gli interventi avuti, nei due secoli successivi, le hanno dato connotazioni artistiche differenti La facciata esterna è suddivisa in due ordini. Il primo ospita il portale d’accesso, contornato da due colonne scolpite, e sorretto da due leoni appartenuti all’antica chiesa. Nella parte superiore del portale è presente una nicchia che ospita la statua dell’Assunta, recuperata dall’altare del vecchio luogo di culto. L’ordine superiore invece è ricco di decorazioni: angeli, festoni, serpi, sirene e ghirlande Come mi ha fatto, piacevolmente notare un abitante del posto, vedendomi con il naso all’insù, in punti precisi sono evidenti dei segni che indicano la data di fondazione della Chiesa: 1596 .L’interno, a forma di croce latina, è costituito da tre navate e presenta numerosi altari. Tra questi i più pregevoli sono quelli in stile barocco del XVII-XVIII secolo dedicati alla Madonna Annunziata e all’Immacolata. Degni di nota il pulpito ligneo e il baldacchino, datati alla fine del XVIII sec. e l’organo a 33 canne, sempre della fine del XVIII sec. Notevole il soffitto ligneo del 1789, ripartito in 75 formelle con, al centro, il simbolo dell’Eucaristia. La Matrice presenta un campanile, forse incompiuto, con tre campane fuse nel XIX sec., dedicate a S. Domenico, alla Vergine Assunta e all’Arcangelo Michele al Cuore di Gesù. Recuperata la bici e tornati su via Via Marconi, siamo rimasti colpiti dalle facciate riccamente lavorata, dei palazzi: g. Pino: del tardo settecento, che presenta una facciata elegante e raffinata e il portale con al centro lo stemma della famiglia e il balcone riccamente lavorato. h. Scarpa: costruito nella seconda metà. del ‘700, considerato il primo edificio martanese in stile neoclassico. Il portale merita una certa attenzione ( senza rovinare a terra come me) con l'arco di ingresso... ( da dare un’occhiata al giardino e ai busti di diverse divinità) e il suo balcone. I. Pensa. L. Andrichi-Moschettini, edificio gentilizio del XVIII sec. dallo stile tipico dei palazzi nobiliari Martanesi. Molto raffinato appare il portale, con stemma del casato e il sovrastante balcone decorato con allegorie barocche. Interessante l’interno. Piccola sbirciata, avendo trovato il portone aperto. Usciti da via Manzoni, rapida foto alla. chiesa della Madonella, chiesa settecentesca, decdicata alla Madonna dell’Assunta. Proseguendo lungo la provinciale 147 abbiamo raggiunto: m. il Monastero della Consolazione: Ormai il percorso pianificato era completamente saltato. Obiettivo, tornare sulla costa, per vedere i laghi Alimini, saltati causa…foratura! Il Monastero Cistercense, sorge dove era presente un antico eremo e successivamente (XVII sec.) un cenobio (monastero) abitato da religiosi Alcantarini (monaci scalzi). La chiesa ha pianta rettangolare divisa in tre navate: una centrale e due laterali. L’altare maggiore, al centro del presbiterio, è in splendido barocco leccese. Importante l'icona della Madonna della Consolazione, certamente la stessa venerata in una più antica chiesetta eremitica del. XV sec. Il chiostro del Monastero di S. Maria della Consolazione è stato costruito in più fasi dal 1950 al 1990 proprio grazie ai Monaci Cistercensi. Imboccata, a destra, una delle stradine caratteristiche, abbiamo incontrato sparse masserie e il menhir “Grassi”. 3- CARPIGNANO Da vedere: la cripta bizantina ( da telefonare per visitarla) e velocemente la sua piazzetta. Proseguendo su via del Santuario svetta la: a. Torre colombaia La più grande torre colombaia di Terra d'Otranto (alta 12 metri con 62 metri di circonferenza) è databile tra il XIV e XV sec. Sul piccolo portale di ingresso sono scolpite le insegne araldiche dei Del Balzo che ne facilitano la datazione. La torre poteva ospitare fino a 5000 coppie di piccione torraiolo, allevato per la produzione di columbina, un potente fertilizzante e come portatore di messaggi. Ancora oggi ve ne vivono numerosi... Sulla strada: B. il Santuario della Madonna della Grotta, della seconda metà del ‘500 sorta sui sui resti di una cripta bizantina dedicata a san Giovanni Battista. Si narra che il 2 luglio 1568, un cieco si rifugiò nella grotta e mentre pregava, per essere protetto dal temporale, gli apparve la Vergine, la quale chiese di edificare in quel luogo una chiesa. All’interno affreschi cinquecenteschi, che raffigurano la vita di alcune sante: Caterina di Alessandria, Apollonia e Irene, ma anche Giustina e Orsola. Inoltre vi sono conservate diverse tele: le più famose sono quelle dei santi Pietro e Paolo e della Vergine del Purgatorio, opera di Ippolito Borghese del 1601. Noi, tanto per cambiare, l’abbiamo trovata chiusa. Seguendo la strada per Borgagne, abbiamo raggiunto la piazzetta di Sant’Antonio. Da leggere le parole sulla libertà del Vergai. Breve deviazione, uscendo dal paese, per vedere il castello. Lasciata la provinciale 338, abbiamo ritrovato le nostre stradine con le famose “Pagliare Salentine”. Le pajare sono antiche costruzioni circolari tipiche del Salento, realizzate con la tecnica del muro a secco. Sono chiamate anche pajaru, pagghiaru, servivano per il ricovero degli animali, per trovare protezione o raccogliere i prodotti della terra. Tramite la provinciale 342, abbiamo finalmente trovato il lago Alimini grande e tramite il sentiero Strittu, abbiamo lambito il piccolo. Avremmo voluto avvicinarci ma non abbiamo trovato passaggi. Una volta collegati da un canale, adesso sono separati da uno spazio di terra, perché l’acqua salmastra del grande non passi nel piccolo. Il Piccolo è uno specchio d’acqua dolce immerso nella vegetazione e rimane distante al nostro passaggio. Il Grande, è prevalentemente salino, perché alimentato dal mare, Sembra comunque che ci siano delle sorgive, Entrambi i laghi sono quindi alimenti dalle falde sotterranee che si formano a monte durante la stagione autunnale ed invernale carica di piogge. Grazie alla presenza costante dell’acqua ed un clima generoso, la vegetazione intorno è particolarmente rigogliosa e selvaggia, spesso sosta obbligata di uccelli migratori in viaggio verso l’Africa o l’Oriente. Il territorio dei Laghi Alimini è stato quindi dichiarato Zona Protetta Speciale (ZPS),. OTRANTO Parcheggiao i bolidi sul lungomare, abbiamo percorso la strada verso il centro. La città ospita la Cattedrale di Otranto, celebre per il suo mosaico pavimentale medievale, e il maestoso Castello Aragonese. E’ conosciuta come la “città dei Martiri” per i tragici eventi del 1480. Lo attesta l’iscrizione sul monumento della piazzetta sul mare: il 14 agosto del 1480, dopo quindici giorni di assedio, si sono riversati sulla città, attraverso una porta secondaria tra le mura, gli Ottomani costringendola alla resa, decapitando 813 cittadini, oggi riconosciuti martiri dalla Chiesa. RITORNO 1- GIURDIGNANO Ricco di menhir e dolmen, per questo è denominato Giardino Megalitico d’Italia … è ci si accorge subito! Le strutture, già evidenti fuori dall'abitato, risalgono a fine Neolitico (IV millennio a.C.), fino all’età del Bronzo (1300-1200 a.C.). La Chiesa fu causa della loro distruzione, ritenendo che in essi fossero presenti spiriti pagani.. Rimangono documenti che riportano leggi ed editti, l’imperatore Teodosio II nel 435 d.C. vietò i riti intorno alle pietre; non potendo distruggerli in toto li fece diventare simboli di cristianità. Vicino piazza Caduti è visibile il menhir San Vincenzo ( tra i più alti del territorio), mentre, uscendo dal paese lungo il vicinale, si può trovare il Menhir San Paolo 2- PALMARIGGI Antico baluardo difensivo, il piccolo paese di Palmariggi vanta un grazioso centro storico e antiche tradizioni popolari. Borgo Autentico d'Italia,. vive intorno alla piazza principale, con la settecentesca Chiesa Matrice intitolata a San Luca , il raffinato Palazzo Vernazza , sede del Comune , Palazzo Bitonti , la Torre dell'Orologio e il quattrocentesco maniero aragonese . 3- BAGNOLO DEL SALENTO Come abbiamo già visto per gli. altri paesi, anche questo ha radici lontane. Fu sicuramente terra romana, successivamente normanna. Gli abitanti sono stati conosciuti con il nome. di “zucari”: cordari. La piccola cittadina era infatti rinomata e molto nel Salento per la sua produzione di corde tutte artigianali, che venivano poi esportate nei comuni vicini. La paglia veniva intrecciata sulle rive degli…Alimini. Entrando nel paese si possono vedere: a. Le case caratteristiche un in pietra leccese b. la Parrocchia di San Giorgio Martire, una bellissima chiesa ( nella piazzetta che ne prende il nome) risalente al XV secolo che si presenta in stile neoclassico. Al suo esterno è presente la statua di San Giorgio, mentre l’interno presenta tele e statue di pregio, presenti anche calici e un organo del Settecento. Suggestiva e mozzafiato vale assolutamente la pena di essere visitata. c. Uscendo dal paese si può invece notare: il Menhir Bagnolo, il più importante presente nel Salento realizzato in pietra leccese. CASTRIGNANO DEI GRECI Castrignano de’ Greci è un borgo che lega le sue origini a quelle elleniche: è terra di “Glossa grika”, qui è parlato ancora oggi il dialetto griko, recuperato e valorizzato con cura e passione, per non perdere le radici culturali e linguistiche di questo territorio. Passeggiando per il grazioso centro si possono osservare elementi e architetture che narrano, con la loro presenza, il passato del borgo, come la Torre dell’Orologio e il Palazzo Baronale, ma soprattutto nelle stradine e nelle piccole corti, in greco chiamate “àvili”, che si ritrova l’eredità delle antiche civiltà che le hanno abitate nel corso dei secoli. Prima di imboccare la stradina per Martignano, ci siamo soffermati al parco delle pozzelle: ampio parco con al suo interno, ben conservati, circa un centinaio di pozzetti scavati nella roccia friabile, in un avvallamento naturale del terreno e coperti con pietre di calcare permeabile. Le acque piovane potevano così filtrare nella pietra e riempire le cavità. Sulla sommità, un blocco lapideo forato al centro (uccale)che permetteva di calare i secchi per prelevare l'acqua. Accanto alle pozzelle si possono ammirare alcune pile in pietra, utilizzate per abbeverare gli animali. Via veloci per via Repubblica alla volta di: MARTIGNANO La Chiesa fotografata la notte precedente.Anche qui, il paese ha le sue Pozzelle. Doccia veloce, veloce e…Lecce!

    13:00

    228km

    17.5km/h

    880m

    880m

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    August 1, 2025

    Obiettivo raggiunto nonostante foratura e problematuche varie.

    04:10

    62.2km

    14.9km/h

    340m

    330m

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    July 27, 2025

    Partenza da Gradisca verso il ponte di Sagrado. Dolce salita verso Doberdo. Cambio di programma, alla chiesa svoltiamo a sinistra per la sp 15. A metà strada decidiamo di infilarci in uno sterrato alla nostra destra. Ampio il tratto iniziale ma poi ci siamo ritrovati a cercare dei varchi tra il sommaco. Tornati alla provinciale, abbiamo imboccato il “Vallone”, con tentativi, falliti, di scoprire nuovi percorsi. Il temporale ormai si faceva sentire, siamo quindi saliti a Cerje e lasciata la strada asfaltata, abbiamo proseguito lungo lo sterrato, che ci avrebbe permesso di affacciarci sulla valle del Vipava. Le nuvole nere all’orizzonte, le colonne di pioggia che scaricavano sul nostro Carso, i fulmini che squarciavano il cielo, hanno reso il paesaggio sicuramente più suggestivo. Ancora due foto e poi giù veloci verso Gabria. A Poggio eravamo ormai,. da strizzare.

    02:25

    38.7km

    16.0km/h

    550m

    550m

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